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CENTINAIA DI MANIFESTANTI PRO-REGIME IN PIAZZA IN IRAN

Centinaia di manifestanti pro-regime sono scesi in piazza in Iran a sostegno della normalizzazione imposta da Teheran dopo le manifestazioni di protesta dei giorni scorsi contro la crisi economica e la corruzione. Il giorno dopo la riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sull’Iran, chiesta dagli Stati Uniti e definita una «cantonata» dal ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif, la tv di Stato ha mostrato le immagini dei dimostranti che sventolavano bandiere iraniane e urlavano slogan contro gli Usa e Israele. «È una risposta ai disordini e a chi li ha sostenuti», ha detto l’emittente commentando le manifestazioni ad Amol (nella provincia settentrionale di Mazandaram), nell’Azerbaigian occidentale e verso sud, a Khuzestan. E gettando così per intero addosso ai nemici ‘esternì la responsabilità delle proteste iniziate il 28 dicembre, durante le quali sono state arrestate oltre 1000 persone (tra cui decine di studenti) e almeno 21 sono morte. Del resto Zarif aveva avuto gioco facile, stamattina, nel sottolineare che la maggioranza del Consiglio di sicurezza Onu ha insistito sulla necessità di applicare in pieno l’accordo sul nucleare con l’Iran e di non interferire negli affari interni di altri Paesi. Il segretario di Stato americano Rex Tillerson, in una lunga intervista all’agenzia Ap, si è invece lamentato della mancanza del sostegno da parte dell’Unione europea «verso quelle voci in Iran che chiedono le riforme», oltre a ribadire che l’amministrazione Trump sta lavorando a quelle modifiche senza le quali Washington è pronta a uscire da un accordo nucleare definito «terribile e troppo morbido verso Teheran». Ma non sarà certo il sempreverde antiamericanismo comune a tutti a fermare il confronto tra i moderati del presidente Hassan Rohani, gli ultraconservatori della guida suprema Ali Khamenei e frange variamente assortite. Anche se le manifestazioni di oggi indicano che la voglia – o la necessità – di stabilità prevale sul rischio di un salto nel buio, la crisi economica resta una miccia esplosiva. Gli effetti dell’allentamento delle sanzioni sul Pil nel 2016 (+ 12,3 %, secondo la banca centrale iraniana) e nel 2017/18 (+ 4,2% previsto) non hanno migliorato significativamente lo standard di vita della gente, che anzi nell’ultimo anno ha visto i prezzi dei beni di prima necessita crescere del 40%. La disoccupazione inoltre in alcune zone del Paese sfiora il 60% e riguarda soprattutto i giovani protagonisti più o meno pilotati delle proteste dei giorni scorsi.

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