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Emergenza rifiuti, situazione fuori controllo in Sicilia

discarica.bellolampojpgAntonio Fiasconaro
L’emergenza rifiuti in Sicilia è un dramma atavico. E’ gravissima, anzi drammatica, tant’è che il neo governatore Nello Musumeci avrebbe già chiesto al premier Gentiloni la dichiarazione dello stato di emergenza ambientale. Ha predisposto anche un cronoprogramma di interventi. «Andrò a Bellolampo (la più grande discarica siciliana è quella di Palermo, ndr) nei prossimi giorni per rendermi conto personalmente di come stanno le cose. Nel frattempo faremo un bando per la realizzazione di accordi triennali in ambito nazionale ed europeo per il trasferimento della metà dei rifiuti destinati in discarica utilizzando i porti di Palermo, Catania, Messina e Augusta. Questo per scongiurare la saturazione delle discariche e realizzare nel contempo l’impiantistica necessaria per la raccolta differenziata e il post trattamento. Non siamo sulla penisola e non possiamo far partire i camion, dobbiamo muoverci per forza via mare, verso Francia o Germania, ma non tutte le navi sono attrezzate».
Musumeci da quando l’assessore all’Energia e ai Rifiuti, Vincenzo Figuccia si è dimesso, ha evocato a sé la delega. «Non c’è fretta, con o senza assessore desidero seguire con attenzione il settore dei rifiuti. Questo ruolo in giunta era stato ricoperto da un esponente di un partito (Udc, ndr) della maggioranza e io ho grande rispetto per i partiti che sono il sale della democrazia. Spero di trovare un assessore che abbia competenze tecniche».
Al suo fianco il governatore avrà uno dei massimi dirigenti della Regione, Salvo Cocina, che è il nuovo capo del dipartimento dell’assessorato all’Energia e Rifiuti. Cocina lascia la Protezione civile.
«Come governo ci siamo dati una regola compiere una operazione verità – ha aggiunto Musumeci – prima della terapia serve una diagnosi che deve essere spietata senza attribuire responsabilità ad altri. Dopo trenta giorni di attività del governo credo di poter dire che la situazione della gestione dei rifiuti in Sicilia è assai grave. Parlare di emergenza di fronte a un problema che si trascina da vent’anni è fare un torto alla lingua italiana. Preferisco usare un ossimoro, un’emergenza strutturata».
Musumeci ha poi aggiunto che «in Sicilia nel settore rifiuti stiamo vivendo una situazione straordinaria che non può essere affrontata con strumenti ordinari. La regione è competente solo in materia di pianificazione e controllo. La competenza sui rifiuti in Sicilia deve andare alle ex Province, oggi enti di area vasta. Per il governatore è necessario riformare la legge 9 del 2010, che istituisce le società di regolamentazione del servizio di gestione della raccolta dei rifiuti. Questa legge va fatta entro la primavera e la giunta sta predisponendo un suo disegno di legge. Occorre un nuovo piano dei rifiuti, potenziare la differenziata, trovare soluzioni per i debiti degli Ato e incentivi alle imprese che utilizzano materiali riciclati: questo si può fare con poteri ordinari; ho trovato un dipartimento spopolato. Contiamo ben 33 soggetti interessati, tra cui 18 Srr (Società regolamentazione rifiuti ndr). Basta con questi 33 enti che mangiano denaro pubblico e non producono alcun risultato. Le competenze di programmazione e gestione dei rifiuti devono andare alle provincie o, come amate chiamarli, liberi consorzi dei comuni. E i riferimenti devono essere nove, non 33. Ogni provincia avrà un Dipartimento per i rifiuti e per l’acqua, basta con le società. Più poteri alle provincie e meno alla Regione che deve essere arbitro e non giocatore. Dire che in questi vent’anni anni la Regione abbia esercitato pienamente i poteri di pianificazione e di controllo sarebbe una grossa bugia, così come lo sarebbe dire che i Comuni, prima con gli Ato e poi con le Srr, abbiano svolto appieno la propria funzione».
Musumeci sa benissimo che deve immediatamente porre un rimedio e lo stesso governatore è convinto che il primo passaggio da fare è quello della grande discarica di Bellolampo a Palermo, sempre più in via di esaurimento.
«Siamo a un punto di non ritorno – sottolinea il governatore – fra un mese, se nulla cambia, buona parte della Sicilia occidentale non avrà più dove scaricare i rifiuti. A Bellolampo c’è la crisi più grave, ma sullo sfondo la crisi è generalizzata. Tutte le discariche siciliane sono prossime al collasso. Abbiamo a disposizione due milioni di metri cubi di spazio. Se pensate che ogni giorno alle discariche arrivano 5 mila tonnellate di rifiuti, è sufficiente fare un piccolo calcolo per capire che a settembre non avremo più dove mettere i rifiuti in tutta la Sicilia. Ho bisogno di scongiurare il collasso di Bellolampo. Ho bisogno di poteri straordinari anche solo momentanei, per otto o dieci mesi, e anche solo per Bellolampo e all’intervento sui comuni inadempienti. Chiederò al presidente del Consiglio dei ministri Gentiloni la dichiarazione dello stato di emergenza ambientale per Bellolampo e per l’intervento sui Comuni. Per realizzare la settima vasca ci vogliono sei-sette mesi ma con i poteri straordinari i tempi si potrebbero accorciare». Il presidente della Regione siciliana sull’argomento dei rifiuti è categorico: «Su questa vicenda il mio governo si gioca la credibilità. E’ un paradosso, lo so, perchè la credibilità l’hanno persa quelli che mi hanno preceduto e non hanno fatto quello che dovevano fare, ognuno con responsabilità diverse e in misura diversa, anche se va detto che alcune cose sono state fatte, ma assai insufficienti».
Quando scende nel dettaglio e soprattutto sui numeri, Musumeci è spietato numeri che sono legati allo scarso livello raccolta differenziata. «Noi portiamo in discarica l’80% dei rifiuti – sottolinea – la Lombardia il 4%, il Veneto il 10%. Siamo l’ultima regione d’Italia: con il 15%, mentre i piani regionali presentati al Ministero nel dicembre del 2015 prevedevano un 50 per cento. E la Regione nel luglio dello scorso anno ha detto una bugia ai magistrati contabili quando ha assicurato che la differenziata in Sicilia era arrivata al 22 per cento. Non è vero. Eppure ci sono comuni virtuosi che arrivano anche oltre il 60 per cento di differenziata come Marsala, Gela, i comuni del Calatino e del Caltagironese. In tutto sono un centinaio, ma ne restano altri 290 con un tasso di differenziata molto basso. La cosa più grave è che a non fare differenziata sono soprattutto le città metropolitane di Palermo, Messina e Catania».
LA RACCOLTA DIFFERENZIATA. In Sicilia funziona nei piccoli centri, è un disastro invece nelle città. La classifica dell’ufficio speciale della Regione diventa cosi’ lo specchio dell’emergenza rifiuti che in Sicilia ha raggiunto livelli allarmanti. Tanto che nel giro di qualche giorno la discarica di Bellolampo sara’ satura.
Da una settimana è stata chiusa per 50 comuni della provincia di Palermo. In questo quadro il comune più “riciclone” della Sicilia è Giardinello, un paese di 2.300 abitanti della provincia di Palermo. Nella classifica elaborata dall’ufficio speciale della Regione siciliana Giardinello è al primo posto con il 78,18% della raccolta differenziata. Il dato si riferisce all’ultimo trimestre del 2017 ed è aggiornato al 19 dicembre. Potrebbe quindi subire lievi ma non significative variazioni. Dietro Giardinello si piazzano, nella classifica della differenziata, Sambuca di Sicilia (77,52%), Rodi Milici (76,65%), Giuliana (76,31%), San Cono (75,71%) e Santa Teresa di Riva (75,19%).
Sono dunque i piccoli centri a risultare tra i comuni più virtuosi, dove il servizio della differenziata è ormai entrato nella pratica quotidiana dei cittadini. A Rodi Milici, per esempio, nel mese di settembre la raccolta differenziata ha raggiunto il record del cento per cento. Va molto male invece nei grandi centri e soprattutto nelle città metropolitane: Messina, con il 13,36% si piazza al posto numero 272. E precede sia Palermo Palermo (13,35%) sia Catania (8,56%). Nessun capoluogo figura nei primi 250 posti.
LE REAZIONI. «Sembra di essere tornati indietro nel tempo. La verità è che Musumeci sul fronte dei rifiuti e delle politiche ambientali non ha nessuna idea. Così riprende quello che gli dice Marco Lupo, già consulente di Crocetta, ripercorrendo la stessa strada dell’ex governatore. Dopo la conferenza di oggi ancora più a ragione posso dire che Musumeci è il Crocetta del centrodestra – sottolinea Giancarlo Cancelleri, parlamentare regionale siciliano del Movimento Cinque Stelle e candidato governatore pentastellato alle regionali di novembre nell’Isola che boccia l’ipotesi di un bando per inviare i rifiuti fuori dalla Sicilia -. E’ una cosa folle. Portare per lungo tempo i rifiuti fuori significa allontanare il problema e non fare nulla, salvo poi ritrovarsi con una nuova emergenza. Noi come soluzione avremmo adottato immediatamente una determina leggera, di sei mesi, per cercare di sgomberare il campo dai rifiuti – spiega -. Nel frattempo avremmo aperto i 18 centri di compostaggio pronti che ci sono in tutta l’Isola per la frazione umida e avremmo avviato gli iter per dare degli incentivi a chi apriva piattaforme di selezione multimateriali».
La Cisl, invece si schiera con il presidente Musumeci: «Condividiamo l’annuncio del presidente della Regione sull’esigenza di una dichiarazione di stato di emergenza ambientale per la discarica palermitana di Bellolampo che consenta con poteri commissariali e straordinari la costruzione della settima vasca – rilevano Mimmo Milazzo, segretario Cisl Sicilia, Amedeo Benigno, segretario Fit Cisl, e Dionisio Giordano, segretario Fit Cisl Ambiente, – del resto come sindacato sollecitiamo da anni la nomina di un commissario straordinario per la gestione dei rifiuti in Sicilia, per dotare in tempi brevi l’Isola di impiantistica, non solo discariche ma tutto cio’ che serve per avviare finalmente un ciclo normale dei rifiuti degno dei paesi europei. Da anni, infatti – aggiungono -, chiediamo i poteri straordinari per la costruzione degli impianti alla luce anche dell’esperienza fatta nella nostra regione dove solo l’ex capo Dipartimento Rifiuti Marco Lupo attraverso poteri commissariali riusci’ in poco meno di due anni a costruire a Bellolampo la sesta vasca e l’impianto di Tmb e ad avviare tutti gli iter oggi in punto di arrivo per le discariche di Gela ed Enna».
Il deputato della Sinistra Claudio Fava da parte sua rileva che «tra le molte lamentazioni rivolte al passato dal presidente Musumeci non leggo una sola parola di verità sui privati che hanno monopolizzato e gestito per interposte persone (Crocetta più Lumia) il business milionario dello smaltimento dei rifiuti in Sicilia. Non leggo una sola parola sulle centinaia di stazioni appaltanti nei comuni siciliani che hanno concesso, senza gara, l’appalto sulla raccolta dei rifiuti a imprese di prestanome legati alla mafia. Se si pensa di risolvere tutto con i termovalorizzatori senza la forza di recidere i legami d’affare con la criminalità organizzata, siamo sempre all’anno zero!».
Giuseppe Lupo, presidente del gruppo parlamentare all’Ars del Pd: «Musumeci fotografa l’emergenza che è sotto gli occhi di tutti, ma non fa proposte convincenti e credibili: critica la gestione emergenziale del settore dei rifiuti in Sicilia e la richiesta di poteri speciali dei presidenti della Regione degli ultimi vent’anni ma, contraddicendosi, come soluzione indica proprio lo stato di emergenza. E oltretutto non avanza una soluzione programmatica in grado di dare stabilità e certezze al sistema. Trovo oltretutto ingiusto che in questa fase si addossino responsabilità ai comuni, invece di sostenerli. Chiediamo al presidente della Regione di riferire in Aula sul programma che intende attuare per la gestione dell’assessorato all’Energia».

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