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Un indigesto minestrone elettorale

Un indigesto, grottesco minestone elettorale. Indigesto, non commestibile. E quindi difficilmente comprensibile dall’elettorato. Saltano le regole, saltano gli equilibri, la già precaria cultura politica italiana va in pezzi, tra equivoci e truffe palesi. Si andrà a votare tra meno di due mesi in un clima di totale confusione. Difficile mettere insieme in pezzi del puzzle e inseguire le novità e gli incroci. Dunque Gentiloni ha “rimesso” il suo mandato nelle mani di Fazio, in diretta Tv: non guiderà il caos e la transizione successiva. Che si arrangino. Chi pensava in un outsider Calenda sarà deluso, il ministro non ci pensa. Si autocandida Padoan, che tutti ricordano più per le bizzarre imitazioni di Crozza che per altro. Minniti? Chissà. Il fatto è che come lo stesso premier uscente ha ricordato, si uscirà dalle urne con un paese ingovernabile, con un tripolarismo impossibile da gestire. Il Pd di Renzi continua ad essere in caduta libera, le sue “zampe” mostrano la corda; tutta questa fatica per recuperare i radicali, imbarcati grazia a Tabacci, quanti voti potranno portare? Quel che è certo è che rivendicano già dei seggi sicuri. Liberi e Uguali di Pietro Grasso se ne sta in disparte, incerto se sostenere il Pd in Lazio e Lombardia o se giocare al massacro della sinistra. E intanto il “leader” infila proposte fuori tempo e irrealizzabili (ma chi gliele suggerisce?) e certo non dà una sensazione di forza e sicurezza. I grillini sono ondivaghi e Di Maio non convince, anzi, fa perdere consensi. Ma il Movimento spopola tra i giovani, un terzo del Parlamento potrebbe essere suo. Poi, dulcis in fundo, i potenziali vincitori. Il centro destra. Facciamo tutti finta di aver capito cosa è maturato dall’incontro di Arcore. Si sono messi d’accordo sul serio? Chi comanda? Siamo tornati al secolo scorso, da Bossi-Casini-Fini-Berlusconi a Berlusconi-Salvini-Meloni-ex Ucd e scheggie di centro destra. Stesso scenario. La quarta zampa è formata da una brodaglia indistinta di reduci, di avanzi del centro destra e del centro sinistra, gente che ha giurato di volta in volta odio e fedeltà a Berlusconi. Potenzialmente hanno già la maggioranza. Ma il paese è sul serio quello dei sondaggi? Qualcuno dice di no, che la gente è un’altra cosa. Voterà contro Renzi, facile profetizzarlo, ma finirà per deprimersi e per disperdersi. C’è anche la questione Maroni, sganciatosi dalla Regione per fare il premier gradito a Salvini. E’ questo l’accordo Forza Italia-Lega? Potrebbe anche essere, resta da premiare la Meloni. Magari con un posto da presidente della Regione Lazio. Tanta, troppa confusione e troppi ingredienti. Troppa nebbia per accorgersi che i protagonisti del teatrino sono gli stessi di tanti anni fa, e che continuano a giocare la stessa partita di potere con casacche diverse.

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