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IL PUNTO/ La guerra per Roma porta solo guai

La situazione ha dell’incredibile, del paradossale. Con tutti i guai che abbiamo a livello nazionale e locale invece di trovare una comunione di intenti e di creare una santa alleanza per trovare vie d’uscita i politici si picchiano tra loro senza pietà illudendosi di stendere l’avversario e di ricavarne suffragi sufficienti per vincere. Vincere sulle macerie, naturalmente. Come se la gente non si rendesse conto e non capisse. E’ scoppiata la guerra per Roma, il premier Gentiloni guarda con occhio critico la capitale, si indigna e riconosce anche un certo atteggiamento punitivo da parte di Palazzo Chigi, il ministro Calenda, quello del “tavolo” sul futuro della capitale picchia ancora durisssimo sul Campidoglio e attacca direttamente il sindaco Raggi. Che si difende, va detto, con ordine, Lo scontro si sviluppa cpn una violenza inaudita. L’obiettivo dichiarato del Pd è di dimostrare – con una mossa che ha il sapore della disperazione – che il Movimento Cinque Stelle non è in grado di governare Roma, e quindi, per la proprietà transitiva, non è in grado di governare l’Italia. Mai il Pd era stato così debole, mai i grillini erano stati così forti. Ma si può pensare di mandare a picco la capitale per questo? Difficile in questo contesto ragionare con ordine, studiare vie d’uscita percorribili; difficile anche gestire una quotidianità che in realtà è una emergenza straordinaria continua. Non c’è verso di risolvere un problema che sia uno ed è inutile aspettarsi la manna dal cielo. Curioso. Il Pontefice si interessa di cose romane, riceve separatamente Raggi e Zingaretti, dal pulpito in più occasione esplicita direttamente le sue critiche allo stato disastroso della società, alla politica che non sa governarla. Nessuno dice le cose con la necessaria chiarezza, e così non se ne esce. Non è in gioco il controllo politico, sociale, morale di una città, ma la sopravvivenza di una comunità abbruttita dalla tensione, dalla difficoltà di vivere in un contesto cos’ difficile e dalla mancanza di una prospettiva futura. L’egoismo della politica non porta nulla di buono, il vecchio assunto del ” Muoia Sansone con tutti i filistei” è diventata la regola non scritta da seguire. Ma questa strada porta solo guai.

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