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Baby gang: Minniti, usano metodi terroristici

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“Non dico che le baby gang siano terroristi, ma usano metodiche di carattere terroristico: quella di colpire perché si è casualmente in un posto. Abbiamo un’assimilazione di metodiche tipiche di altre attività criminali. C’è una violenza nichilista che non ha alcun rispetto per il valore della vita, ed è ancora più drammatico se impatta con dei giovanissimi”. Così il ministro Marco Minniti al termine del vertice in prefettura a Napoli. Anche Arturo e Maria Luisa Iavarone, in Prefettura, a Napoli, in occasione del Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza.

“Possiamo dire di essere sulla buona strada o di aver già individuato i responsabili delle violenze inaccettabili di questi giorni a Napoli. Questo grazie all’aumento dell’efficienza dei mezzi di contrasto, in particolare la videosorveglianza”, ha detto il ministro.

A Napoli verranno inviate 100 unità destinate al controllo di quelle zone maggiormente frequentate dai giovani, ha annunciato Minniti. “Non consentiremo alle baby gang – ha aggiunto il responsabile del Viminale – di cambiare le abitudini dei giovani napoletani”.

Baby gang: 17 rapine in 2 mesi a coetanei, presi in 7 – Ci sono anche 4 minorenni tra i 7 componenti la baby gang accusata di avere commesso 17 rapine in due mesi, nel Napoletano, perlopiù ai danni coetanei, a cui i carabinieri di Castello di Cisterna (Napoli), hanno notificato altrettante misure cautelari. Il gruppo “colpiva” nelle stazioni ferroviarie e nei pressi dei bar del Napoletano utilizzando a turno una pistola giocattolo.

Le indagini dei carabinieri sono scattate dopo una serie di rapine compiute nei mesi scorsi. Due dei rapinatori sono stati arrestati lo scorso 25 novembre.

I membri della baby gang, dopo aver individuato le giovani vittime nelle stazioni della ferrovia Circumvesuviana, nelle piazze e nelle ville comunali dei comuni di Pomigliano d’Arco, Casalnuovo di Napoli, Brusciano, Volla e Casoria, compivano la rapina con il volto coperto e armati della pistola giocattolo per poi fuggire a bordo di scooter. I quattro minorenni sono nel centro di accoglienza dei Colli Aminei di Napoli mentre per gli altri tre è stata disposta la custodia nel carcere di Poggioreale.

Intanto emergono altri episodi violenti. Sabato sul lungomare di Napoli tre ragazzi hanno tentato di salvarsi da una aggressione rifugiandosi dietro una pattuglia di militari ma sono stati raggiunti e picchiati lo stesso. Protagonisti, secondo il Corriere del Mezzogiorno, ancora una volta giovanissimi. Sul web è stato anche pubblicato un video con una sequenza dell’accaduto. I tre sarebbero stati aggrediti, davanti alla pattuglia di militari, da una trentina di coetanei: a far scattare le violenze sarebbe stato un sorriso di scherno rivolto a una ragazzina del gruppo a causa del suo abbigliamento. Ad incitare i compagni all’aggressione, con frasi del tipo “uccideteli”, sarebbe stata una tredicenne.

“Il fenomeno delle baby gang non è nuovo e non può essere usato come pretesto per chiedere l’abbassamento dell’età dell’imputabilità dei minori, prevista oggi tra i 14 e i 18 anni”, dichiara Ignazio Messina, segretario nazionale dell’IDV ed esponente di Civica Popolare – Lorenzin. “Lo Stato mostri il suo volto presente e duro ma non verso i minorenni, bensì nei confronti del mondo adulto che non li ha saputi preservare dalle culture violente”.

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