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BERLUSCONI VOLA A BRUXELLES, SU UE È SFIDA CON SALVINI

Un tour di due giorni a Bruxelles in cui Silvio Berlusconi ha un duplice obiettivo: rassicurare i vertici europei e quelli del Ppe sulle intenzioni del centrodestra nel caso di vittoria elettorale e poi mandare un segnale chiaro anche ai suoi alleati su chi sia il ‘registà della coalizione. L’ex premier sarà domani nella capitale belga con un calendario fitto di incontri: in testa una riunione con il presidente della commissione Ue Jean Cloude Junker e il presidente del Parlamento Antonio Tajani. Ci sarà poi un faccia a faccia con Michel Barnier, responsabile dei negoziati sulla Brexit e, infine, una serie di colloqui con tutto il vertice del partito popolare Europeo. Insomma, che l’ex premier abbia intenzione di giocare con l’Europa la carta della rassicurazione contro il rischio dell’ avanzata del populismo M5s è chiaro, ma il viaggio serve al leader di Forza Italia per puntellare il primato della sua leadership e mandare un segnale chiaro sulla collocazione della coalizione. Che Berlusconi si senta sostanzialmente il ‘capò dell’alleanza è evidente tanto che in un’intervista al «Corriere della Sera» si dice convinto che a marzo sarà il suo partito ad indicare il premier annunciando «un grande piano di privatizzazioni, per 5 punti percentuali» come antidoto per «abbattere il debito pubblico». Che per il Cavaliere il perno del centrodestra sia rappresentato da Forza Italia è fuori discussione così come l’ex capo del governo non ha dubbi sul fatto che il Ppe rappresenti il punto di riferimento in Europa. Un profilo, quello delineato da Berlusconi, che fa tornare in superficie la netta divisione rispetto all’idea del centrodestra immaginata da Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Sia il leader della Lega che la presidente di Fratelli d’Italia infatti hanno fatto della critica ai vertici europei uno dei cavalli di battaglia della loro campagna elettorale accusando da sempre Bruxelles di subire il diktat della Germania. Ma il tour europeo del Cavaliere anche all’ indomani dell’accordo sulla grosse koalition in Germania lascia pensare che il tema del ‘dopo elezionì possa essere uno degli argomenti su cui i vertici di Bruxelles chiederanno numi. Il leader di Forza Italia ha sempre rispedito al mittente l’idea di un governo di larghe intese convinto (e gli ultimi sondaggi confermano la crescita con FI primo partito) che il centrodestra raggiunga l’autonomia per poter governare. In caso contrario però all’interno della coalizione le strade potrebbero dividersi. Per Lega e Fratelli d’Italia l’unica strada possibile è quella del ritorno alle urne con l’unica concessione di modificare la legge elettorale a patto che sia chiaro sin dall’inizio il tempo limite per provare a cambiare il Rosatellum. Non solo, per evitare ‘voltagabbanà la presidente di Fratelli d’Italia chiede che tutti i candidati del centrodestra «firmino un vincolo di mandato». Un impegno formale a non cambiare casacca in attesa, spiega Meloni «che la norma venga inserita nella Costituzione come prevede il programma del centrodestra».

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