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Sgomberi, emergenza abitativa e case popolari, si discute

Dopo mesi di stallo sul campo dell’emergenza abitativa entra nel vivo il confronto tra il Campidoglio e le ‘parti sociali’. Il tavolo partito poco prima di Natale, strappato con una protesta messa in campo da movimenti e sindacati, si è riunito ieri per la terza volta presso il dipartimento, per proseguire la discussione in merito alla bozza di Protocollo avanzata nei mesi scorsi dalle parti sociali. Il Campidoglio nell’ultimo mese ha elaborato le sue osservazioni e nelle prossime ore, alla luce dell’incontro di ieri, si è impegnato a lavorare ulteriomente al documento. Un incontro che ha riunito l’assessora alle Politiche Abitative Rosalba Castiglione con i rappresentanti di due associazioni di costruttori, Acer e Aniem, i movimenti per il diritto all’abitare, con una rappresentanza anche del mondo dei residence, e i sindacati Cgil e Unione Inquilini.

Una svolta nelle poltiche abitative

Il tavolo ha rappresentato una svolta sul campo delle politiche abitative dell’amministrazione guidata da Virginia Raggi che, per mesi, sul punto non aveva mai riconosciuto la necessità di un’interlocuzione. Il percorso, fanno sapere dagli uffici capitolini, “rientra nello spirito dell’amministrazione a Cinque Stelle di coinvolgere le parti interessate, ognuno con il proprio compito per far rinascere questa città”. La soddisfazione, condivisa dai partecipanti, di vedersi aperta una strada per arrivare a un’intesa che possa portare a passi avanti concreti per una città che ne ha estremamente bisogno convive con la consapevolezza di parte dei presenti di essere in cammino su un sentiero di cristallo. Il percorso non potrà non misurarsi con le diverse istanze al tavolo e con il terreno minato di una città per la quale il Comitato metropolitano per la sicurezza urbana, al quale insieme alla Prefettura è seduto anche il Campidoglio, sta lavorando a nuovi sgomberi mentre le ferite delle operazioni estive rimaste senza alternativa sono ancora sotto gli occhi di tutti.

Il Protocollo

Nel documento trovano posto divesi elementi, dalle misure che mirano a stabilire un coordinamento più incisivo nella relazione tra i diversi assessorati in merito ad una programmazione più generale delle politiche abitative al lavoro per aprire strade di intervento condiviso sulla locazione privata, là dove gli inquilini mostrano problemi nel pagamento degli affitti. Si è discusso anche di incentivare il reperimento di nuovi immobili di Edilizia residenziale pubblica e di Housing sociale dai processi di rigenerazione urbana, sfruttando la recente delibera regionale in merito, aspetto che coinvolge anche il dipartimento all’Urbanistica di Luca Montuori.

Il nodo delle occupazioni

Il nodo più complicato da sciogliere riguarda le occupazioni, sulle quali fin dall’inizio l’amministrazione a guida Cinque Stelle ha manifestato una decisa chiusura. E anche ora che si è aperto un dialogo il Campidoglio sembra deciso a non concedere alcuna apertura rispetto ad un punto che invece sta molto a cuore ai movimenti per il diritto all’abitare: l’applicabilità della delibera regionale che destina un terzo degli alloggi popolari agli occupanti che ne hanno diritto. L’amministrazione pentastellata ha fatto muro con un parere dell’Avvocatura del Comune secondo il quale il provvedimento è inapplicabile in quanto si procederebbe con l’assegnazione di case popolari a famiglie “extra graduatoria”, anche se dai movimenti hanno sottolineato più volte che la maggior parte degli occupanti è in graduatoria da anni. Il Campidoglio, che mette avanti il timore di un possibile ricorso alla Corte dei Conti, è però deciso a non muoversi di un millimetro nel braccio di ferro con la Regione Lazio tanto che insieme ad una versione aggiornata del Protocollo è deciso ad inoltrare alle parti anche una revisione dello schema di applicazione di tale delibera “che sia conforme alla normativa” fanno sapere.

Si va avanti con le fragilità

Per proseguire, e sbloccare anche i primi 40 milioni di euro messi in campo dalla Regione, si sta valutando la possibilità di procedere con i cosiddetti ‘bandi di riserva’ tramite i quali assegnare il 5 per cento di abitazioni disponibili a determinate categorie. Il criterio ‘di selezione’ più caldeggiato è quello delle cosiddette ‘fragilità’ sulle quali l’assessorato di Laura Baldassarre ha basato molto delle sue strategie amministrative ma che non coincide con le condizioni economiche e reddituali che permettono l’accesso al diritto all’assistenza alloggiativa o all’assegnazione di una casa popolare. In linea di massima si salverebbero disabili, anziani, e mamme con minori, anche se di fronte al massiccio rifiuto degli sgomberati di dividere i nuclei familiari si è aperta la possibilità di estendere la misura anche ai padri. Gli uffici del dipartimento Politiche Abitative sono al lavoro da mesi per elaborare un inquadramento normativo che inserisca stabilmente e a pieno titolo questo strumento nelle politiche cittadine.

Anche quello delle fragilità rappresenta un punto di attrito con i movimenti seduti al tavolo. La tendopoli delle famiglie sgomberate da via Quintavalle che resiste da agosto nel porticato della Chiesa dei Santissimi Apostoli ha affermato chiaramente che le occupazioni lottano per una soluzione che tuteli tutti coloro che si trovano in condizioni economiche tali da non avere accesso al libero mercato degli affitti. Una questione relativa alle Politiche Abitative, quindi, mentre le ‘fragilità’ rientrano nell’alveo di misure delle Politiche Sociali. Per i movimenti quella delle fragilità è una strada che taglierebbe fuori da qualsiasi accesso ad una casa una fetta di persone che oggi vive nelle occupazioni che di fronte a nuovi sgomberi si ritroverebbe di fatto in mezzo ad una strada.

Gli sgomberi

Il nodo pesa anche sul piano sgomberi all’ordine del giorno sul tavolo del Comitato per l’ordine e la sicurezza metropolitano entrato in fase di stallo dopo l’emanazione della circolare Minniti, mentre le famiglie accampate a Santi Apostoli sono sospese ad una soluzione prospettata a Natale ma che fatica a trovare effettiva attuazione. Nelle occupazioni il clima è di preoccupazione. Come ha potuto apprendere Romatoday molti dei residenti del palazzo di viale del Policlinico sono stati interrogati in Questura in merito all’organizzazione interna al palazzo occupato e alle modalità di mobilitazione. Una pista che fa pensare all’inchiesta sul ‘racket degli affitti’ scattata dopo lo sgombero di via Curtatone dalla quale gli stessi ex occupanti hanno sempre preso pubblicamente le distanze.

Servono nuovi alloggi

Intanto il Campidoglio lavora nel tentativo di reperire nuovi alloggi. E se la strada degli immobili confiscati alla criminalità organizzata è stata dichiarata non facilmente percorribile, con i costruttori al tavolo si cercherà di testare la fattibilità di acquistare a prezzi ragionevoli parte delle migliaia di abitazioni invendute sul territorio cittadino. Un fatto non scontato visto l’esito negativo dell’ultimo bando per svuotare i residence, dove il clima è sempre più preoccupato e precario. Nel frattempo prosegue anche l’elaborazione del piano di riorganizzazione del patrimonio disponibile del Comune. Tra le ipotesi emerse ci sarebbe la valorizzazione degli immobili del primo municipio, quelli che ricadono in zone ‘di pregio’ con la speranza di poter acquistare più case popolari in zone periferiche. Un punto che ha incontrato la critica di Guido Lanciano di Unione Inquilini che, contattato da Romatoday si è detto soddisfatto dell’avvio di un’interlocuzione con il Campidoglio. “Ricordo che con la precedente consiliatura insieme al Movimento cinque stelle abbiamo contrastato la vendita del patrimonio pubblico. Le case del centro vengano utilizzate per svuotare residence. L’operazione, visti i costi di queste strutture, comporterebbe un grande risparmio”. A riguardo fonti del dipartimento Patrimonio smentiscono categoricamente ogni ipotesi di vendita di tali immobili. Il tavolo si riunirà nuovamente all’inizio di febbraio

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