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ALTA TENSIONE TRA ISRAELE E L’IRAN NEI CIELI DEL GOLAN

Guerra sulle Alture del Golan tra Siria, Iran e Israele: un drone iraniano distrutto a sud del Lago di Tiberiade e un F16 dello stato ebraico abbattuto, secondo Damasco, dalla contraerea. Il premier Benyamin Netanyahu – che ha parlato con il presidente russo Vladimir Putin e con il segretario di stato Usa Rex Tillerson – ha denunciato: «l’Iran ha violato la nostra sovranità. È nostro diritto-dovere difenderci e continueremo a farlo». Una posizione condivisa dagli Usa che – ha sostenuto il Pentagono – difendono «pienamente il diritto intrinseco di Israele a difendersi dalle minacce al suo territorio e al suo popolo». Il ministero degli esteri di Mosca ha invece invitato alla «moderazione» tutte le parti in causa: «Consideriamo assolutamente necessario rispettare la sovranità e l’integrità territoriale della Siria e degli altri paesi della regione». . Lo scontro di oggi ha fatto impennare la tensione nella regione e, secondo molti analisti, ha modificato anche il quadro militare sul campo. Israele ha parlato del più «vasto attacco» contro i sistemi di difesa siriani dal 1982 ad oggi, mentre gli Hezbollah libanesi filo-iraniani hanno ribattuto che con l’abbattimento dell’aereo si è aperta «una nuova fase strategica» e un «cambio degli equilibri» nella regione. L’avvio è stato l’infiltrazione dalla Siria di un drone iraniano, come indicato dall’esercito, e la sua distruzione nei pressi di Bet Shean in Galilea, nel profondo dello spazio aereo ebraico. La risposta non si è fatta attendere: 8 aerei dell’aviazione israeliana hanno colpito la postazione iraniana nei pressi di Palmira, nel deserto siriano, e altri obiettivi. Nell’ambito di questa operazione – avvenuta secondo il portavoce militare israeliano dall’interno dello stato ebraico – un F16 si è schiantato in Galilea dopo che i due piloti si sono lanciati fuori dall’abitacolo: uno è in condizioni serie. I media siriani hanno subito sostenuto che l’F16 sia stato colpito dall’intenso fuoco della contraerea, ma Israele fino ad ora non ha confermato pur affermando, tramite il portavoce militare, di «ritenere probabile» che la caduta del velivolo «sia da collegarsi al fuoco da terra». In risposta, poco dopo, un nuovo attacco israeliano che ha centrato 12 obiettivi in Siria: 4 iraniani e 8 siriani, questi ultimi, della 4/a Divisione dell’esercito siriano, situati presso Damasco. I missili lanciati dalla contraerea siriana (circa 15-20), secondo la ricostruzione israeliana, hanno fatto risuonare le sirene di allarme nel nord dello stato ebraico ed hanno portato anche ad una breve sospensione dei voli dall’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Per il colonnello Tomer Bar si è trattato dell’attacco «più vasto» contro la Siria dalla Operazione Pace in Galilea del 1982: la Siria e l’Iran – hanno ammonito i vertici militari – «scherzano con il fuoco». Il comando militare congiunto iraniano-Hezbollah-siriano ha tuttavia definito «menzogne» che il drone partito dalla Siria abbia violato lo spazio aereo dello stato ebraico. Inoltre – ha aggiunto – è stato colpito ad Homs, nella Siria centrale, mentre era in volo alla ricerca di «cellule dell’Isis». E il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Bahram Ghassemi, ha definito ridicolo l’annuncio di Israele di aver abbattuto un drone iraniano. Netanyahu, al termine di una lunga riunione con il ministro della difesa Avigdor Lieberman e il capo di stato maggiore Gadi Eisenkot, ha spiegato che Israele «desidera la pace». «Ma – ha aggiunto – sapremo difenderci con determinazione di fronte ad ogni tentativo dell’Iran di mettere basi in Siria e altrove». Il premier – e questo e un segnale importante – ha precisato che «il coordinamento con l’esercito russo» sulla Siria «continuerà». Per domani ha convocato la riunione del Gabinetto di difesa. La tensione resta palpabile e gli esiti – anche se le parti hanno dichiarato la loro contrarietà ad un’escalation – restano ad ora incerti.

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