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FOCUS/ OMBRA RIMBORSI SU DI MAIO,«LINEA DURA E VERIFICA»

Un’ombra che porta con sé tanti dubbi: la vicenda dei rimborsi non versati da alcuni parlamentari pentastellati agita la campagna elettorale del candidato premier M5S. Oggi, però, nel suo tour tra Basilicata e Calabria, Luigi Di Maio ha reagito, ribadendo la linea dura contro chi ha sbagliato, a partire dagli uscenti e candidati in posizioni «sicure» Andrea Cecconi e Carlo Martelli. Saranno quindi «fatte le verifiche fino all’ultimo centesimo», ma comunque «bisogna ricordare» che il Movimento «è orgoglioso di aver restituito agli italiani 23 milioni di euro di stipendi». Quindi nessun caso, anzi «è ridicolo che si parli di caso quando il vero caso è che c’è un’unica forza politica in Italia che taglia gli stipendi ai propri parlamentari e li investe in forme di lavoro per chi non ha lavoro», mentre «le sanguisughe dei partiti non hanno restituito un euro». Appena arrivato a Potenza, in mattinata, il leader M5S ha contrattaccato, prendendosela anche con Repubblica, la cui «parola non conta niente visto che il suo condirettore», Tommaso Cerno, «è candidato con il Pd». Qualche ora più tardi, da Lamezia Terme, un’ulteriore puntualizzazione: «Qualcuno oggi ha detto che noi abbiamo una falla, un buco e che mancano dei soldi all’appello. Abbiamo fatto le verifiche e, probabilmente, quello che Repubblica chiama buco è solo un problema di contabilizzazione perché dai calcoli del Mef non ci sono ancora i bonifici di febbraio, cioè dell’ultimo mese di restituzione». Parole che precedono la – non certa – messa in onda del servizio delle Iene sulla questione rimborsi. E oggi, sulla trasmissione del servizio, interviene anche Matteo Renzi: «è assurdo che non vada in onda, su pressione di chi non si sa», ha attaccato. Nei suoi interventi, invece, Di Maio ha chiesto agli attivisti un ulteriore sforzo «perché nei prossimi giorni, se ci crediamo, possiamo fare un risultato straordinario». A tre settimane del voto, il Movimento continua a «crescere» e così, per il candidato premier, «una cosa è certa: o passano da noi per formare il Governo o si torna a votare. Loro (Renzi e Berlusconi) – ha aggiunto – stanno calando: Renzi al 20% e Berlusconi ha un partito del 15: non fanno più il 51%. Più cresce il Movimento e più l’inciucio non si potrà fare». E dopo il voto «non lasceremo l’Italia nel caos»: se il M5s sarà la prima forza del Paese Di Maio farà un appello «non per scambiare poltrone, perché la squadra di governo sarà presentata prima prima, ma »sulle proposte da approvare nella nuova legislatura«. Una condizione è però necessaria: »I conti devono tornare in regola e tornano in regola se ci fanno fare gli investimenti nelle infrastrutture, nelle ferrovie, nelle autostrade, nelle strade, nell’energia«.

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