| categoria: Cultura

La Cina alla scoperta dell’Europa nella vita quotidiana

EUROPA - CINA A PALAZZO DUCALEL’Anno del Turismo Europa – Cina, un grande evento che ha visto giungere a Venezia delegazioni europee e soprattutto in gran numero, cinesi. Un appuntamento di notevole importanza che sotto l’insegna “La Via della Seta” ha saputo richiamare gli interessi di questi due mondi su turismo, cultura ma anche commercio. Da tempo si è individuato in Venezia, quasi a ricordare Marco Polo, il terminale naturale della Via della Seta ma anche, come è considerato dai cinesi, il punto di approdo verso l’interno dell’Europa. I lavori non potevano che avere inizio in un luogo simbolo di Venezia e che i cinesi ben conoscono: Palazzo Ducale, nella prestigiosa Sala del Maggior Consiglio, luogo per secoli sede del governo della Serenissima Repubblica. Le delegazioni si sono quindi trasferite a Palazzo Vendramin Calergi, sul Canal Grande, dove con un susseguirsi di tavole rotonde si sono svolti gli incontri operativi. Si è presentata così l’occasione per incontrare Stefano Dominioni, Segretario esecutivo dell’Accordo parziale allargato sugli Itinerari Culturali e Direttore dell’Istituto Europeo degli Itinerari Culturali, per chiedere notizie sul suo progetto ed il parere di due importanti istituzioni coinvolte: il Comune di Venezia e l’Università Ca’ Foscari.
Da tempo dott. Dominioni, Lei si occupa di Itinerari Culturali in Europa, come pensa di presentare iniziative che, come Santiago di Compostela, la via Francigena od altri del genere, possano interessare il turista cinese?
“L’Europa e la Cina hanno storie comuni, di grandi scoperte scientifiche, di grandi viaggi, ma c’è anche una grande cultura che ci accumuna e quest’Anno del Turismo Europa – Cina è un’opportunità per ricreare i legami, per instaurarne dei nuovi e per valorizzare, da un lato, l’esperienza del patrimonio culturale europeo, ma anche un’apertura ad un nuovo tipo di pubblico turistico e culturale. Gli itinerari culturali dell’Europa nascono nel 1987, trenta anni fa, dunque un’esperienza pluridecennale di cultura transnazionale. Il Consiglio d’Europa ha sempre posto l’attenzione sull’aspetto europeo del patrimonio: patrimonio artistico, architettonico, della letteratura, della storia, della religione e del paesaggio, in una dimensione e in un’ottica europea che vada cioè al di là della realtà nazionale. Il primo di questi itinerari, quello di Santiago di Compostela, rappresenta un po’ l’idealtipo, ma ad oggi ne esistono più di trenta. La vocazione degli itinerari culturali è transnazionale, il Consiglio d’Europa crede importante aprire il patrimonio europeo, in una dimensione di carattere culturale, ad altri continenti. Per cui, questo arco Europa – Cina, da un lato invita i turisti cinesi ad incamminarsi per questo cammino ed esplorare il patrimonio meno conosciuto, a contatto con le popolazioni locali, dall’altro presenta la possibilità di trovare delle radici comuni per estendere forse alcuni dei nostri itinerari certificati europei alla Cina.”
-Bisogna dire che a differenza del turista a cui siamo abituati, il turista cinese è molto curioso, ha le sue abitudini, e si aspetta di scoprire cose fuori dai soliti itinerari tradizionali.
“Certo, la grande novità dei nostri itinerari è che sono articolati per fili conduttori tematici comuni a più paesi europei. Sono legati ad un patrimonio comune che il turista cinese può scoprire e attraverso cui può comprendere la nostra cultura, le nostre tradizioni, sono itinerari tematicamente importanti e che parlano di un’esperienza anche di paesaggi, perché i turisti cinesi vengono anche per scoprire i paesaggi, l’aria pura, le montagne, i percorsi fuori dai tracciati classici.”
Sembra essere veramente una grande opportunità per l’Europa e non va persa ma bisogna dare servizi più accurati, in particolar modo nei trasporti. E questo diventa veramente importante per le piccole città meno note.
“Il vantaggio di questi itinerari è la forza della rete. Perché sono itinerari che collegano vari siti del territorio europeo. Ci sono degli esempi interessanti come gli itinerari delle città anseatiche, medievali e mercantili d’Europa, una rete di più di 200 città collegate tra loro da infrastrutture e punti di contatto. Questo permette di decongestionare i flussi turistici ma fa anche sì che una piccola città venga conosciuta in quanto parte di una rete più ampia. Il viaggiatore che si incammina su questo itinerario particolare poi ha anche la possibilità di percorrerne un altro pezzo, se gli interessa la tematica, se è appassionato ad un certo tipo di storia. Per cui è un altro genere di turismo, più ricco dal punto di vista esperienziale e personale. È interessante anche per il mercato del turismo cinese in quanto questi percorsi inusitati possono arricchire il turista di una visione d’Europa più completa, che vada al di là del museo importante o delle capitali mete di tutti e lo porti in contatto con i cittadini.”
Una bella scommessa.
“È una bella scommessa, ma il Consiglio d’Europa ha investito su questa scommessa già da trent’anni ed è un progetto che se non ci fosse bisognerebbe veramente inventarlo. È un po’ come il nostro Erasmus della cultura e del patrimonio, diciamo di scambi tra popolazioni, tra città che hanno in comune tradizioni, eredità culturali, storia.”

PARLA PAOLA MAR: ASSESSORE AL TURISMO – COMUNE DI VENEZIA
Assessore Mar, c’è una grande aspettativa da parte del popolo cinese per questo particolare evento:
Questa è una grande occasione e credo che la storia si ripeta; in questo momento siamo in un ricorso storico. Siamo andati in Cina con Marco Polo e da qui si sono aperti dei mondi e credo che in questo momento la ripresa della Via della Seta dal punto di vista culturale che poi diventa dal punto di vista turistico ma anche degli scambi commerciali ed economici o industriali di qualsiasi tipo, rappresenti un momento di estremo interesse reciproco. Ritengo che la nostra città possa considerarsi a pieno titolo nuovamente come la porta per l’oriente, così come è nell’immaginario dei cinesi; è punto di arrivo e partenza della Via della Seta ma anche contemporaneamente punto di accesso verso l’Europa. Il Comune di Venezia ha approvato con delibera di giunta, pochi giorni fa, la creazione di una associazione che sia fautrice di una Via Europea della Seta, itinerario europeo da far certificare all’Istituto degli Itinerari Culturali del Consiglio d’Europa. In questa avventura l’Università Ca’ Foscari di Venezia, con il suo grande settore delle lingue orientali, è al suo fianco. Gli intenti dell’associazione andranno approfonditi e allargheranno l’iniziativa ad altri paesi europei oltre all’Italia.
Assessore, il cinese che arriva qui ha delle aspettative, non solo su Venezia che da tempo conosce ma ad esempio su Altino, la Venezia prima di Venezia:
Certamente il turista cinese che arriva ha delle aspettative, non solo nel confronto del mito di Venezia ma anche nella ricerca della propria identità culturale e delle influenze che la cultura cinese ha avuto nel resto del mondo. Credo inoltre sia giusto mettere in evidenza la città in chiave metropolitana, ma poi proseguendo anche in chiave italiana, sappiamo ad esempio dei laboratori della seta a Lucca, della filanda della famiglia Romanin Jacur a Salzano, primo dei pensieri protoindustriali, e quindi europea. Credo ci siano più legami con l’oriente di quanti pensassimo di avere; ricordo che quando ero a scuola la storia cinese non si studiava, adesso credo che in europa noi siamo tra i pochi ad avere un focus nei licei sulla storia cinese. Ben vengano quindi queste occasioni per ritrovare quello scambio di saperi dei tempi passati. Abbiamo delle culture che sono mancate nell’immaginario per alcuni secoli, quindi dobbiamo ritrovare questi ricordi e riattualizzarli.

PARLA TIZIANA LIPPIELLO: PRO RETTORE UNIV. CA’FOSCARI
Dott.ssa Lippiello, da lungo tempo esistono in Università Ca’ Foscari centri di lingue orientali:
Abbiamo cominciato negli anni ’60 con i primi sinologi. Oggi il centro di lingue orientali é il più forte per numero di docenti e studenti in Italia ma anche in Europa. Abbiamo molte relazioni con le università cinesi ed i nostri studenti vanno a studiare in Cina e viceversa.
Come turisti i cinesi sono molto curiosi, molto più attenti di noi europei:
Sì, infatti conoscono molto più la nostra cultura rispetto a quanto un italiano mediamente conosca quella cinese. C’é un antico detto cinese che recita “armonia rispettando la diversità”, quindi non dobbiamo omologarci ma dialogare mantenendo le proprie identità e specificità.
Per gestire tutto questo ci sarà la necessità di un comitato scientifico:
Mi sembra che si stia già costituendo. Il polo “study in venice” è nato proprio su sollecitazione cinese perché sono interessati all’Italia, a Venezia e all’Europa; il loro interesse è sopratTutto orientato verso le arti ed i beni culturali, infatti ci hanno chiesto di presentarsi in Cina ed in Asia uniti come polo veneziano dove si vengono a studiare le arti e le culture. C’era già un progetto del MIBAC degli anni scorsi che secondo me andrebbe recuperato, però la Cina è comunque un luogo che ha preservato purtroppo troppo pochi luoghi d’arte e siti archeologici. Ecco perché quando vengono qui e vedono la nostra ricchezza, rimangono colpiti. Io credo che per i beni culturali si dovrebbe accreditare Venezia con le proprie istituzioni come punto di riferimento. Noi, università europee, da tempo abbiamo un network attraverso Erasmus. Esistono però anche numerosi contatti asiatici con pakistani, azeri, kasaki. Siamo stati ad Hanoi, in Vietnam. In Cina abbiamo Suzhou, Pechino, Nanchino dove grazie alla nostra filiera formativa, vanno più di mille studenti. I coreani stanno già facendo questa operazione in senso inverso; prendono tutti gli studenti di tutto il network e li mandano a percorrere la Via della Seta. Ritengo che la dimensione europea della Via della Seta dovrà un certo momento dialogare con la Via asiatica, considerando che loro hanno già costruito la parte che giunge a Venezia, il punto di incontro quindi non potrebbe che essere Venezia. Gian. Schiaffino

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