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CROLLO INTER, SUNING TACE, ESAMI PER TUTTI

– Il Suning tace, all’Inter riflettono, i tifosi sono increduli e in rivolta: è questo il clima dell’ambiente nerazzurro dopo la sconfitta contro il Genoa per un autogol di Ranocchia e il colpo di grazia, del 2-0, firmato da Goran Pandev uno degli eroi del Triplete. Una crisi lunga due mesi e mezzo, dalla vittoria per 5-0 sul Chievo del 3 dicembre, e che potrebbe culminare – in caso di sconfitta contro il Benevento – ad un ritiro punitivo. Un aspetto è chiaro, all’Inter sono tutti sotto esame, dai giocatori, all’allenatore, fino al direttore sportivo Piero Ausilio, contestato dai tifosi sui social network con l’hashtag #Ausilioout, e il coordinatore tecnico Walter Sabatini, il cui ruolo all’Inter è ancora poco evidente. Le difficoltà della squadra nerazzurra non sono scomparse con la vittoria sul Bologna della scorsa settimana. L’Inter cede il terzo posto alla Roma e rischia di scivolare al quinto in caso di vittoria della Lazio contro il Verona. Senza Icardi, Perisic e Miranda, infortunati, Spalletti ha dovuto accontentarsi di alternative non all’altezza dei titolari, né tecnicamente, né per consapevolezza emotiva. Così, dopo un anno di cambiamenti sia in società che in panchina, l’Inter si ritrova con gli stessi punti (48) della passata stagione. Alla guida della squadra – come oggi quarta in classifica – c’era Pioli, poi esonerato dopo aver ottenuto una media punti di 1,69, ma era un’annata compromessa dall’avvio horror di De Boer. Nel 2015-2016, quando in panchina c’era Mancini, l’Inter era quinta a 45 punti. In estate Suning ha speso 90 milioni di euro sul mercato ma la rosa a disposizione di Spalletti non è all’altezza delle dirette concorrenti per la Champions. Borja Valero, 7.5 milioni di euro, è calato dopo un avvio convincente. Vecino, per cui l’Inter ha pagato la clausola di 24 milioni di euro, non fa la differenza. Dalbert (valutato 18 milioni più 10 di bonus) non si è ancora visto. Per Skriniar sono stati spesi 25 milioni ma è uno dei pochi grandi colpi di mercato degli ultimi anni. A gennaio sono arrivati Lisandro Lopez e Rafinha ma il brasiliano ha bisogno di tempo per ritrovare la forma. Spalletti deve ottenere il massimo dai giocatori a disposizione e, in questo momento di totale assenza da parte della proprietà, è l’unico a metterci la faccia. L’allenatore non si sottrae, parla anche senza limitare il suo carattere sanguigno, e aveva preannunciato le difficoltà. «Il vero smacco – aveva detto alla vigilia della sfida col Crotone – è non essere riusciti a difendere i nostri tifosi dalle grandi aspettative che si trasformano in grandi delusioni». Dopo la sconfitta contro il Genoa, Spalletti è sembrato sconfortato. Ha parlato più volte della fragilità della squadra, incapace di reagire agli episodi sfavorevoli. Poi ha spiegato: «Non mi sento in discussione ma ciò non vuol dire che i dirigenti non prendano decisioni, non mi analizzano o mettano in discussione». Nelle prossime ore ci potrebbe essere un confronto con la squadra e la dirigenza. Ma la sensazione, come dice Enrico Mentana, è che servirebbe ben altra presenza alla Pinetina: «L’Inter è una società abbandonata a se stessa. Il presidente vive a chilometri di distanza, come il proprietario. L’allenatore e la squadra vengono lasciati liberi di sbagliare e non c’è un progetto».

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