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MOSTRE: FIRENZE, OMAGGIO A CANALETTO A PALAZZO PITTI

Palazzo Pitti apre le porte per una mostra dedicata al Settecento nelle collezioni degli Uffizi di Firenze, rendendo omaggio al pittore Canaletto (1697-1768), uno dei maggiori vedutisti veneziani, a 250 anni dalla morte. Eike Schmidt, direttore degli Uffizi, ha scelto 17 dipinti su oltre 500 della collezione dedicata al XVIII secolo per la mostra «Il Settecento. Una selezione», proposta fino al 15 aprile nella Sala delle Nicchie della reggia medicea. Tra i 17 dipinti, sono esposte due vedute veneziane di Canaletto, affiancate da scorci di Firenze, Roma e Napoli, e testimonianza del mito inesauribile delle città predilette fin dai primi viaggiatori del Grand Tour in Italia. «Le collezioni settecentesche delle Gallerie degli Uffizi contano più di cinquecento dipinti – ricorda Schmidt – ma sono forse meno note al grande pubblico rispetto ai capolavori rinascimentali, specialmente da quando, alcuni anni fa, è stata chiusa la sala dedicata proprio a questo settore, al secondo piano della Galleria delle statue e delle pitture. In occasione del 250esimo anniversario della morte di Canaletto abbiamo voluto selezionare alcune opere tra le più significative, tra quelle in deposito e quelle nelle sale già dedicate agli stranieri, e dare così un assaggio del respiro veramente europeo della raccolta». I 17 dipinti sottolineano «l’illuministica, vocazionale laicità del secolo» e perciò è stata consapevolmente evitata la presenza di opere di soggetto religioso che saranno argomento di una futura selezione. Alla suggestione del viaggio rinviano le due precoci scene ‘turcheschè, dipinte nei primi anni del Settecento per gli ultimi Medici, come la sultana che legge, presunta immagine di Maria Adelaide di Francia ripresa da Liotard in abiti mediorientali. Sono esposti i ritratti della contessa di Chinchón, modulazione virtuosistica di toni grigi, azzurri e tortora, eseguito da Goya sulle soglie dell’Ottocento e che a quel secolo prelude, come pure quelli di Vittorio Alfieri e della sua musa, contessa d’Albany, raffigurati da Fabre a testimonianza di un intenso legame sentimentale, vissuto da protagonisti della scena culturale e internazionale fiorentina. Uno sguardo al contrario più intimo sul mondo dell’infanzia e del gioco è offerto dai due fanciulli di Chardin e dal microcosmo famigliare della saporosissima inquadratura di Crespi. «Sono nuclei di opere suscettibili di ulteriori aggregazioni, spunti per riflettere sulla complessità di un secolo vario che vide gli opposti incontrarsi o scontrarsi – commenta Alessandra Griffo, curatrice della pittura del Settecento degli Uffizi – Perfino i confini geografici si fecero più labili e gli scambi internazionali più fitti: un poeta italiano si fa ritrarre da un francese, un olandese dal nome italianizzato, Vanvitelli, concorre alla nascita del vedutismo italiano e poco dopo un inglese contribuisce all’iconografia di Firenze».

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