| categoria: editoriale, Senza categoria

Pistoleros in divisa fuori controllo

Troppe armi in mano a persone non (più) responsabili. Non è l’America di Trump ma la provincia italiana. Una donna, moglie e madre, è in fin di vita, il marito, appuntato dei carabinieri, dopo aver provato ad ucciderla ha freddato le due figlie e si è tolto la vita. Una tragedia in una cittadina di provincia, Cisterna di Latina, liquidata troppo in fretta come una delle tante dolorose vicende familiari che negli ultimi tempi finiscono nel sangue. Non è un argomento da comizi, meglio parlare di tasse, di lavoro, di Ue, di migranti e di antifascismo. Nel minestrone della campagna elettorale tutto si annacqua e si confonde. Certi argomenti scomodi, sui quali ci si deve esporre e per i quali bisogna denunciare fino in fondo, fino alle estreme conseguenze, è meglio evitarli. Atteggiamento ipocrita e doppiamente colpevole. Bisogna dare atto al ministro degli interni Minniti di essersi in qualche modo esposto. Ma è troppo poco. Sul “dietro ai fatti” di Cisterna si sarebbe dovuto sviluppare l’ultimo segmento di dibattito elettorale perché sono in gioco dei temi cruciali per la vita e la sopravvivenza della comunità italiana. Quello che è accaduto, quello che era accaduto “prima” sono gli elementi chiave, la summa, di quel che non va e che dovrebbe essere cambiato nel nostro paese. Con uno scatto di reni, con provvedimenti immediati e cogenti. Quando si parla genericamente di strage annunciata si enuncia un principio, si espone una gabbia di ragionamento. A Cisterna è accaduto il peggio del peggio. La deriva violenta della crisi familiare sfociata nella tragedia è negli atti, nelle denunce, nelle segnalazione, nel vissuto di decine di persone. Lo sapevano i colleghi carabinieri dell’assassino, lo sapevano i poliziotti del commissariato locale che avevano raccolto le denunce, lo sapevano i vicini, i familiari, gli insegnanti. Praticamente tutti. E nessuno è stato in grado di evitare quelle morti inutilmente crudeli. Si può lasciare una pistola in mano a un militare che reagisce in modo violento ad una crisi familiare, si può evitare di prendere provvedimenti cautelativi per coprire l’onore dell’Arma o per nascondere l’imbarazzo di sanzionare un collega?Dicono che avesse rifiutato il sostegno psicologico, che avesse passato tutti i test sulla opportunità di restare in servizio, di portare un’arma. Era “attenzionato” come un soggetto pericoloso? Pare di no, i superiori hanno avuto un difetto di valutazione. Sono morte delle persone. Negli ultimi anni carabinieri, poliziotti, guardie giurate, guardie carcerarie sono stati protagonisti (negativi) di episodi come quello di Cisterna di Latina, qualche problema c’è. Ma guai a infrangere il tabù e interrogarsi sull’Arma, sulle divise. Troppo pericoloso. Ora i vertici dei carabinieri indagano, il tribunale militare ha aperto un fascicolo. Non basterà per rompere il muro dell’omertà. Eppure con i tempi che corrono nuove regole andrebbero per lo meno valutate. In casi come quello di cui stiamo parlando dei sensori dovrebbero scattare, servizi sociali, Asl, Tribunali, insomma quella rete di controllo del territorio che esiste solo sulla carta. Ma la politica snobba (o teme) questi argomenti. Siamo rimasti alla tutela dell’onore della divisa, al vecchio mai superato delitto d’onore. La donna che si ribella perde sempre.

Ti potrebbero interessare anche:

"Per un giorno di degenza fino a mille euro, dobbiamo investire sui centri residenziali"
Il Papa visita S.Maria Maggiore, zona off limits
Grado, in gara giovani talentuosi della cucina alla fiamma
Dializzati: ecco la proposta di modifica delle norme regionali
Papa Francesco in Molise. Non portare il pane a casa toglie dignità
Musei, si cambia. A giugno 20 superdirettori selezionati con bando internazionale



wordpress stat