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Il rottamatore rottamato, addio Renzismo

E’ finita, e forse è durata troppo a lungo. Matteo Renzi è fuori, ha perso platealmente e ha portato a fondo quel che restava di un glorioso partito, di una orgogliosa storia politica. Ora il paese è bloccato, senza una maggioranza, senza la possibilità di un governo. E’ tutta colpa sua. Ha inseguito una sua idea senza rendersi conto (oppure evitando di pensarci) degli effetti che avrebbe potuto avere sul paese. Arrogante, irridente, ora irriso. Voleva svecchiare la politica, rottamare un sistema. E’ finito rottamato. E con lui tutti quelli che lo avevano pervicacemente seguito. Ma ha finito anche se non per rottamare, almeno a mettere alle corde un paese che aveva bisogno di ripartire. Nessuna pietà. Ha sbagliato per conto nostro,e ora dobbiamo fare i conti con quello che lui ci lascia. Dobbiamo cercare in fretta un nuovo modello di politica, un nuovo equilibrio, nuovi compromessi con nuovi protagonisti. I grillini hanno vinto ma non sembrano ancora affidabili, il centro destra ha vinto ma non abbastanza e senza una precisa identità. Gli altri sono sullo sfondo. C’è grande confusione e ci tocca sperare nelle capacità mediatorie del presidente Mattarella. Questo 4 marzo resterà a lungo nella storia politica italiana, altro che terza Repubblica. E’ il momento della svolta, cambia tutto. C’è spazio per nuovi leader che devono dimostrare quello che sanno fare. Di Maio? Salvini? Saranno in grado di dare vita ad un nuovo schema politico? Paradosso dei paradossi le urne hanno salvato quel che c’era di peggio del Renzismo, si è salvato Padoan, si è salvata la Boschi. Ma sono andati a fondo Minniti, Franceschini, Grasso, D’Alema. Lo sberleffo: c’è ancora su piazza Casini, premiato dalla sua Bologna. Lui che era partito come democristiano doc e che resiste come ultimo esponente vincente di quel che fu il Pci e ora risponde a quel confuso ammasso di idee e di uomini targati Pd. Non è riuscita neanche l’impresa della Bonino (se non a livello individuale), che aveva contro addirittura i pannelliani storici. Si chiude un brutto capitolo. Ma il futuro è un salto nel buio.

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