| categoria: editoriale

Nelle mani di Mattarella

I numeri che escono dalle urne dicono che nessuna forza politica ha raggiunto la quota 40% che significa maggioranza assoluta. Alla Camera e al Senato il centrodestra ha più seggi ma è lontano dall’autosufficienza. Siamo ad un bipartismo imperfetto con poche vie d’uscita.
Quando nel 1966 Giorgio Galli pubblicò il suo famoso libro sul bipartitismo imperfetto, nella scienza politica dominava ancora l’idea che il sistema politico “migliore” vedesse il confronto fra due sole componenti, in senso lato una più conservatrice e l’altra più progressista. Sarebbe interessante vedere come il politologo interpreta oggi la pericolosa, scivolosissima situazione determinata dall’esito delle votazioni di domenica. Forse non esistono più una componente progressista e una conservatrice e qualche aggregazione minore da agganciare alla bisogna. Sono progressisti i grillini? Lo sono i leghisti? E tra il gruppone di centro destra e l’attuale Pd a chi spetta la patente di conservatore? Si è creato un nuovo bipolarismo con caratteristiche nuove, eversive rispetto al secolo scorso, e le ruote di scorta hanno identità e orgoglio di appartenenza troppo pronunciate per prestarsi a compromessi di comodo. Che Renzi ci sia o non ci sia cambia poco, quello che è rimasto del partito democratico non è né carne né pesce, ci vorrebbero un Prodi e un Veltroni per restituire dignità e personalità. Peccato che D’Alema e Bersani si siano tolti di mezzo. Di Maio e i suoi sono portatori sani di istante sociali diversissime e la fisionomia del Movimento (non ancora partito) è confusa, multiforme. Tra Salvini e Berlusconi come andrà a finire? Il primo è abbastanza maturo, il secondo come si comporterà? I conti non tornano e i numeri che escono dalle urne dicono che nessuna forza politica ha raggiunto la quota 40% e cioè la maggioranza assoluta. Siamo nelle mani del Quirinale. Mattarella non è Napolitano, ha un altro passo e un altro modo di gestire la situazione. Oggi il Pd, offeso per essere stato scaricato dagli italiani dichiara la propria intenzione di fare una sana opposizione. Non accadeva, in queste forme, da quasi cinquant’anni. Il vincitore Di Maio detta condizioni ed è pronto ad ascoltare chiunque, il vincitore Salvini rivendica Palazzo Chigi e conferma tutta la linea sostenuta fin qui, nessun passo indietro, nessun apparentemento, nessuna caduta sui principi enunciati. Come se ne esce? Siamo entrati nel tunnel con due partiti che si contendevano il palcoscenico, Fi e Pd, ne stiamo uscendo queste due sigle declassate a comprimari. Cosa può fare Mattarella? Visti i numeri che si vanno delineando alle Camere potrà conferire un incarico esplorativo o pieno a un presidente del Consiglio e vedere l’effetto che fa. Se l’incaricato scioglierà la riserva, poi potrà presentare la lista dei ministri al Colle. Ovviamente prima di arrivare a governare, il nuovo presidente del Consiglio dovrà far giurare il suo esecutivo e ricevere il voto di fiducia alle Camere. Messo così sembra troppo facile. Le maggioranze possibili sulla carta per ora non lo sono nei fatti: dobbiamo pensare ad un governo di unità nazionale, di governo di scopo con tutte le forze politiche sedute a Palazzo Chigi? E’ un’ipotesi fantascientifica. Si dovrà tornare a votare?

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