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CASAGIT, DIRITTO DI REPLICA E LA RISPOSTA DEL DIRETTORE

Gentile Direttore, in relazione all’articolo pubblicato sul Suo giornale circa le presunte incongruenze di Casagit, desideriamo comunicarLe formalmente, sulla base delle argomentazioni di seguito riportate, che tutte le affermazioni contenute in tale articolo, esaminate alla luce della posizione dell’ente nell’ambito dell’iscrizione all’Anagrafe dei Fondi, del decreto Bersani e della normativa Casagit, sono totalmente prive di fondamento.
Anzitutto, per quanto riguarda l’asserita mancanza di trasparenza riferita all’iscrizione all’Anagrafe dei Fondi, facciamo presente che ogni anno vengono inviati al Ministero della Salute i bilanci, la normativa e quant’altro, nel pieno rispetto degli obblighi di legge (tale documentazione dobbiamo inviarla a loro e non pubblicizzarla a chicchessia). Inoltre, i bilanci possono essere visionati da tutti i Soci accedendo alla loro area riservata e sul sito della Cassa viene esposto il certificato di iscrizione annuale alia Anagrafe dei Fondi.
Circa la mancanza di informazioni sul Presidente e il Direttore generale, nonché sull’ubicazione della sede centrale e della Consulta, Le specifichiamo che tutte queste informazioni sono reperibili sul sito e, in particolare, Le facciamo notare che addirittura le relazioni annuali al bilancio sia del Presidente sia del Direttore sono pubblicate insieme ai dati di bilancio.
Per quel che concerne le asserite “trappole” per l’iscrizione ai Profili 2, 3 e 4 (“la quota contributiva è bloccata per tre anni“), il Regolamento Casagit è motto chiaro in proposito, dedicando ai profili suddetti un’apposita Sezione (Sez. II). In particolare, l’art. 44 disciplina i casi in cui l’adesione è obbligatoria, mentre l’art. 45 si riferisce ai volontari e agli aggregati, specificando espressamente che “il vincolo associativo” ha una durata minima triennale, rinnovandosi tacitamente di anno in anno.
Se è vero che l’ultimo capoverso delle Disposizioni transitorie dei Nuovi Profili prevede che coloro che vi aderiscono entro una certa data acquistano il diritto a “mantenere inalterate per un triennio le quote indicate nei prospetti contributivi vigenti al momento dell’iscrizione“, è anche vero che tale indicazione è un elemento di favore per gli eventuali aderenti, da armonizzare con l’articolo suddetto sulla durata minima del rapporto associativo, cosi come la precisazione contenuta nel modulo di adesione circa il mantenimento dell’obbligo contributivo triennale (peraltro indicata in grassetto e sottolineata). Quindi nessuna disposizione o indicazione capziosa per irretire i potenziali aderenti.
In merito all’asserita violazione della legge Bersani (n. 40/2007), va premesso che tale legge, il cd “decreto liberalizzazioni”, si riferisce essenzialmente a società fornitrici di servizi, assicurazioni etc., ponendo a loro carico vincoli e restrizioni a tutela di consumatori e assicurati. La disposizione che sarebbe stata violata da Casagit (facoltà di recesso annuale da contratto con preavviso di 60 gg) è contenuta nell’art. 5 che, rivolgendosi alle compagnie assicuratrici (si parla espressamente di sinistri, Isvap, classi di merito etc.), nel quarto comma dispone la modifica dell’art. 1899 c.c., prevedendo che in caso di contratto poliennale l’assicurato ha facoltà di recedere annualmente dal rapporto con preavviso di 60 gg.
La Casagit non è destinataria delle disposizioni di cui alla legge suddetta, essendo un’associazione privata di categoria senza fini di lucro e come tale legittimata a prevedere diversi termini di durata dei rapporti associativi (che devono avere anche una funzione di garanzia nei confronti di possibili utilizzi “mordi e fuggi”, dato che non viene fatta alcuna selezione del rischio nei confronti dei potenziali aderenti).
Passando all’affermazione per cui si pagherebbero 6.600 euro in tre anni per l’iscrizione ai nuovi profili, specifichiamo che detta somma potrebbe essere verosimile solo se riferita ad un determinato profilo e ad un intero nucleo familiare e che in ogni caso i rimborsi non sono stati calibrati in modo “da far cassa”, ossia da far risultare la Casagit sempre in attivo, fermo restando il rispetto di quei criteri di sostenibilità che valgono anche per il profilo 1.
Infine, è del tutto infondata l’affermazione secondo cui, nonostante il pagamento di quote associative considerevoli, sarebbero non rari i casi di rimborsi mai avvenuti. La Casagit rimborsa su richiesta dell’associato tutto quanto opportunamente documentato senza fare distinzioni o discriminazioni di alcun genere. E’ evidente che, net rispetto della normativa, vengono respinte le domande che non sono supportate dalla necessaria documentazione o che sono presentate in ritardo (fermo restando che nei casi di documentazione incompleta sono inviate ai Soci richieste formali di integrazione).
Da quanto premesso si deduce che quanto contenuto nell’articolo a firma del sig. Cecchini (Nuovi Profili trappola, informazioni incomplete, normativa non chiara, capziosa ed in violazione di legge, rimborsi spesso negati etc.) lede in modo evidente l’immagine della Cassa, rappresentando anche un’ipotetica causa di danno economico per l’ente, dato che la lettura dell’articolo potrebbe indurre qualche potenziale aderente a tornare sui suoi passi.
Riterremmo quindi doverosa la pubblicazione di questa lettera di chiarimenti al fine di evitare da parte nostra l’assunzione delle iniziative più adeguate a tutela dell’immagine della Cassa.
Cordiali saluti,
Il direttore generale Casagit Francesco Matteoli

Egregio direttore,
Per chi è iscritto all’Ordine da decenni, è in quota Inpgi da sempre la Casagit è “casa”, è “famiglia”, in qualche modo mamma premurosa e sollecita. I funzionari e i dirigenti sono impeccabili, precisi, disponibili. I servizi resi, con qualche fisiologica défaillance, sempre superiori alla media. La Casagit “è” il meglio che ci sia sul mercato. Proprio per questo quando qualcuno si lamenta scattano un campanello d’allarme e il desiderio immediato di chiarire. Spiace francamente che la reazione ufficiale sia molto vicina a quella che i giornalisti nell’esercizio del loro mestiere toccano spesso con mano. Il diritto di replica, come il titolo di questa rubrica, non si nega a nessuno; ma il diritto di critica no, quello irrita, dà fastidio, scatta la minaccia della reazione, del classico “adire a vie legali” per tutelare il buon nome dell’ente. Il direttore generale di Casagit non arriva a tanto, ma lascia cadere lì una frase sospesa. Noi non vogliamo altro – per ovvi interessi di categoria – che la nostra “Cassa” funzioni alla perfezione, che non ci siamo opacità. Che pare invece ci siano. Detto questo e ammesso che le cose stiano esattamente come dice Matteoli, è abbastanza evidente che il sistema è sbagliato, è fuori tempo e fuori dal tempo. E che l’accenno di tutela alla gran massa di colleghi che non hanno la fortuna di avere un contratto, che lo hanno perso, che galleggiano in un pericoloso limbo di freelance, è parziale, parzialissimo, e suona come una piccola presa in giro. Proprio per chi ha maggiori necessità, per chi ha bisogno di una copertura solidale, ci sono vincoli e controvincoli, lacci e lacciuoli. Se una regola è sbagliata si cambia. Non si possono chiedere tanti soldi a chi evidentemente non ne ha fornendo in cambio prestazioni sotto l’essenziale, offrendo quello che non serve. Non ci possono essere troppi paletti e ogni caso andrebbe valutato a parte, dal vertice Casagit. E’ lì per quello, pagato da noi. Perché no all’iscrizione del profilo principale se hai più di 50 anni, oppure se non sei iscritto entro tre anni dall’inserimento dell’albo? Ancora. Chi si trova nella fragile condizione di profilo 2-3-4, è chiamato a spendere un sacco di soldi senza possibilità di recedere dal contratto prima di tre anni. E non è specificato in nessuna clausola che una volta iscritti alla cassa assicurativa dei giornalisti si è obbligati a pagare quote di migliaia di euro (quasi tremila il primo anno, e millecinquecento i successivi) per un triennio. E’ un modo per colpire proprio i più deboli con la scusa di tutelare il bilancio dell’Ente. Ripetiamo, su alcune cose certamente la Casagit può avere ragione. Su altre meno. Ci torneremo sopra.
Il direttore Giovanni Tagliapietra

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