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DI MAIO E SALVINI CONCORDI, FACCIAMO PARTIRE PARLAMENTO

Dialogo con tutti, ma soprattutto con Matteo Salvini per arrivare all’elezione dei presidenti delle Camere e «far partire la legislatura». Oggi il leader M5s ha riaperto i contatti con «i principali esponenti di tutti i futuri gruppi» ma precisa Di Maio, «ho sentito prima Maurizio Martina, Renato Brunetta, Giorgia Meloni, Pietro Grasso» e «successivamente anche Matteo Salvini». Con lui, «pur non affrontando la questione nomi e ruoli, abbiamo convenuto sulla necessità di far partire il Parlamento quanto prima» scrive il capo politico dei 5 Stelle. Sembra l’indicazione di un canale privilegiato con il leader del Carroccio per l’individuazione dei candidati per le due assemblee mentre con gli altri partiti viene data la «disponibilità a proseguire il confronto, attraverso i capigruppo» per individuare i profili anche per «le altre figure che andranno a comporre gli Uffici di Presidenza». La partita delle Camere per i due leader resta però slegata dalle ipotesi di governo su cui il M5s continua a tenere acceso il radar a 360 gradi incassando una prima apertura di Walter Veltroni: «A certe condizioni e con la regia del Colle il Pd dialoghi» dice l’ex segretario dem. «Se a fine crisi emergesse un’ipotesi a certe condizioni programmatiche, come politiche sociali e adesione alla Ue, sarebbe bene discuterne» insiste Veltroni che però osserva: «Una parte del nostro elettorato è finita ai 5 Stelle; una piccola nella Lega, il resto, tanto, nell’astensione. Il Pd fa bene per ora a stare dov’è. All’opposizione». Ma questo del governo per il momento è il secondo tempo della partita che Lega e M5s stanno giocando sulle Camere. Anche Salvini è diplomatico e conferma l’approccio di Di Maio: «Con Di Maio ma come con Martina e Grasso, con la concordia di Meloni e Berlusconi stabiliamo tutti assieme chi saranno i presidenti delle Camere». Tutti, anche il Pd per il quale si augura che, solo per le cariche istituzionali e non per il governo, dia «una mano a far ripartire questo Paese». Il leader leghista nega che ci siano già i nomi ma poi ammette: «Stiamo ragionando su alcune ipotesi». Come quelle dei leghisti Stefano Candiani e Erika Stefani, responsabile giustizia gradita a Fi, che hanno surclassato l’ipotesi Giulia Bongiorno, indigeribile a Fi e soprattutto i nomi di Paolo Romani e Roberto Calderoli, inaccettabili invece a larga parte del Movimento. Oggi uno ortodosso come il senatore Nicola Morra rievoca il passaggio tattico di Calderoli al Misto: «Ce lo ricordiamo che la Lega, con Belsito e Bossi, ha avuto un ‘probleminò da 52 mln di euro?». Lo schema Di Maio-Salvini prevederebbe quindi l’assegnazione di Montecitorio al M5s per il cui scranno più alto si fanno i nomi di Riccardo Fraccaro, Emilio Carelli e Roberto Fico: improbabile la possibilità che lo stesso Di Maio sia interessato a candidarsi. Ma c’è anche chi nel Movimento auspica una raccordo maggiore con il Pd anche per quanto riguarda l’indicazione delle presidenze delle assemblee, magari consegnando ai dem Montecitorio e lasciando al M5s il Senato. Minoranze che fanno tuttavia il paio con l’altolà di Giorgia Meloni che avverte: «La presidenza della Camera a un esponente 5 stelle non è un atto dovuto». Uno scambio di posizioni ribadito tra i due anche in occasione della telefonata tra Di Maio e Meloni dove la leader di Fdi ha ripetuto che le due presidenze devono andare alla coalizione che ha vinto le elezioni, cioè il centrodestra.

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