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PD/ MARTINA LANCIA APPELLO ALL’UNITÀ, MA DEM RESTANO DIVISI

Un’appello a essere uniti e compatti. Non solo in vista delle consultazioni al Quirinale fissate dopo Pasqua, ma anche per le nomine che dovranno essere fatte martedì alla Camera e mercoledì al Senato: da quelle per i capigruppo a quelle per vicepresidenze e segretari d’Aula. A lanciarlo è il segretario Dem Maurizio Martina che approfitta dello studio tv di Lucia Annunziata per parlare ai suoi: «Mi sento responsabile di una proposta unitaria sui capigruppo» e «penso che dobbiamo scegliere persone giuste e fare tutti assieme sforzi unitari». L’appello viene accolto con favore soprattutto al Senato, ma lascia i più scettici, visto che un’intesa su nomi e criteri sembra ancora «molto lontana». Fino a quando si continuerà a lasciare sul tavolo dei candidati il «tandem Guerini-Marcucci», si commenta a Montecitorio, «sarà difficile ricompattarci». Secondo alcuni Dem, Lorenzo Guerini, avendo avuto «ruoli di responsabilità» nel partito sconfitto dal voto, «»dovrebbe essere il primo a fare un passo indietro«. Per non parlare di Ettore Rosato che, si commenta sempre »off the record«, »non si capisce perché debba continuare a pontificare in tv. A che titolo?«. »È complicato trarre il partito dalle secche fino a quando si continueranno a imporre figure che dovrebbero ammettere la sconfitta e farsi da parte« è l’osservazione di più di un senatore che dice di non aver gradito »l’iperattivismo di Renzi anche per l’elezione dei presidenti delle Camere. «È andato a parlare lui con tutti, da Romani a Salvini», è la critica, invece di cercare «una linea comune». Di nomi in queste ore ne circolano molti: Monica Cirinnà, Anna Rossomando, Franco Mirabelli per la vicepresidenza al Senato. Ma si parla anche di Delrio, Richetti… «È inutile fare nomi se prima non si individua un metodo», è il refrain di molti senatori Pd, «il fatto è che nel frattempo si dovrebbe tornare a far politica, a interloquire come partito e ripartire da un progetto. Non si può restare all’angolo». Su una prospettiva di governo Martina resta cauto: se M5S e Lega «non saranno in grado di garantirne una, allora dovremo lavorare sodo e mettere a disposizione la nostra forza per il Paese». Ma prima sia «evidente che c’è chi sposta l’asse programmatico rispetto alle promesse fatte prima del 4 marzo». Solo dopo il Pd farà la sua parte.

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