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Salvini, il premier tocca al centro destra. E siamo pronti

Salvini, prossimo premier non può che essere c.destra«Nel rispetto di tutto e tutti il prossimo premier non potrà che essere indicato dal centrodestra». Archiviata l’intesa con i Cinque Stelle sulle presidenze delle due Camere, Matteo Salvini rilancia subito la sfida per vincere la partita vera, quella sul governo, ribadendo su Facebook la propria candidatura alla premiership. Lo fa in un giorno in cui, all’interno di FI, cresce la tensione tra chi, come Paolo Romani, boccia l’accordo raggiunto ieri sulla presidenza Casellati e chi, invece, lo difende, come Renato Brunetta e Maurizio Gasparri. Secondo Salvini, a Palazzo Chigi deve quindi andare un esponente del centrodestra, cioè «la coalizione che ha preso più voti e che anche ieri ha dimostrato compattezza, intelligenza e rispetto degli elettori». Ma va ovviamente oltre, ribadendo che lui è pronto. Oggi è un leader decisamente rilassato, contento di come stanno andando le cose a Roma, che su twitter si fa un selfie di saluto ai suoi followers, augurando loro una felice domenica delle palme, sullo sfondo dello «splendido lago di Como». A dargli manforte il suo vice, Giancarlo Giorgetti che apre un ragionamento anche sul reddito di cittadinanza: «Vediamo se possiamo declinarlo in un altro modo». Normalmente restio ad apparire in pubblico l’ex presidente della Commissione Bilancio, in un «Faccia a faccia» tv con Giovanni Minoli, prevede che Salvini «sarà incaricato». E ricorda che in Parlamento «c’è tanta gente» che «può condividere quello che sarà il programma che la Lega proporrà al governo». Anche Giorgia Meloni, leader di FdI, è convinta che la coalizione di centrodestra riuscirà a raggranellare una maggioranza: «Il governo sarà nostro, troveremo i voti cercandoli ad uno ad uno, ce ne mancano una cinquantina – annota l’ex ministro – una distanza che si può colmare con un appello trasversale ai parlamentari che aderiscono a precisi punti di programma, non ha importanza da che partito provengono. A meno che non ci sia un accordo tra Pd e M5S, non ho motivo di dubitare che Mattarella farà fare a noi questa esplorazione». Tuttavia, l’azzurra Licia Ronzulli avverte che FI non intende appoggiare governi fuori «dal perimetro del centrodestra». Ad ogni modo, se il fronte cosiddetto sovranista del centrodestra scalda i motori in vista delle consultazioni al Colle, quello moderato-popolare di Forza Italia vive ore difficili. Paolo Romani, dopo la bocciatura nella corsa per la poltrona lasciata da Pietro Grasso, sfoga tutta la sua amarezza, criticando il suo partito, ma anche il Cav. «Al tavolo dei leader – attacca Romani – Berlusconi non ha ottenuto nemmeno il minimo sindacale. Salvini ha vinto su tutta la linea. Non ho perso io, qui non si tratta di me, ma del progetto politico che rappresento e credevo che anche Berlusconi perseguisse». Di parere opposto, Renato Brunetta, secondo il quale «non c’è nessuna Opa» della Lega ai danni di FI e il centrodestra resta «una coalizione plurale». Brunetta nega anche che vi sia un «rapporto privilegiato tra Lega e M5S», perché, spiega, «non reggerebbe né dal punto di vista interno, né da quello internazionale». Maurizio Gasparri parla addirittura di un «bilancio positivo» per la coalizione. Berlusconi e FI – conclude – sono al centro della scena politica. Il resto si vedrà, partendo dalla coesione del centrodestra«.

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