| categoria: economia

BANKITALIA: RESTA ALTO DIVARIO RICCHEZZA UOMINI/DONNE

Occupazione, istruzione, redditi e anche ricchezza individuale. La disparità fra uomo e donna, oltre ai pregiudizi e i ‘soffitti di cristallò, in Italia passa anche attraverso il patrimonio personale che per i maschi è superiore del 25% a quello delle femmine. Una disparità che negli scorsi anni è scesa ma che resta «consistente» e il doppio di quella della Francia (12%). A certificare il gap è uno studio di Giovanni D’Alessio, del servizio studi Banca d’Italia (ma la ricerca non riflette necessariamente l’opinione dell’istituto ndr) basato sul tradizionale e corposo rapporto sui bilanci delle famiglie dell’istituto centrale. La ricerca fa emergere alcuni particolari significativi: la differenza fra uomo e donna, ad esempio, sale se si tiene conto dei soli attivi finanziari (35%) ed è minore per i soli immobili (15%). E il divario si allarga fra i componenti di una coppia (partner/sposi). Gli uomini sono più ricchi delle loro partner nel 43,1% dei casi contro solo un 20,2% di donne con un patrimonio maggiore (nel restante 36,5% c’è equivalenza) specie fra le famiglie più ricche. Eppure uomini e donne partono più o meno sulle stesse posizioni in età giovanile. Poi però, probabilmente anche per la maggiore carriera degli uomini, le distanze si allargano specie dopo la soglia dei 40 anni. I dati sono noti ma appunto ci sono più occupati fra gli uomini che peraltro lavorano più ore e fanno meno ricorso al part time. Questo porta a retribuzioni superiori per i maschi che, considerato solo il segmento delle coppie, fino al 40% e cresce nei casi in cui l’uomo svolge un lavoro autonomo (59%) o è pensionato (47%). Inoltre gli uomini ricevono con più frequenza beni in eredità, uno dei canali principali per accrescere la propria ricchezza in Italia. Un trend che comunque si sta in parte invertendo con una sempre maggiore quota di donne che vede crescere il proprio reddito e divenire responsabile del budget familiare (anche se lo stesso studio sottolinea come le forme di coabitazione e il minor ricorso alla ‘comunione dei benì possano incidere sui dati). Una speranza comunque l’autore la ha. Se appunto le misure di policy riusciranno a ridurre i divari in termini di occupazione, redditi e istruzione allora anche il livello di patrimonio dei due generi tenderà a convergere fino a eguagliarsi.

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