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FOCUS/ DI MAIO-SALVINI, DIALOGO SULLE NOMINE,NODI CDP-RAI

Al di sotto del Colle, al di là dei veti e delle schermaglie, il filo diretto tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini è tutt’altro che interrotto e acquista solidità su una delle partite più importanti legate al futuro governo, quella delle nomine. Scelte delicate, come quelle che entro giugno dovranno essere fatte per il rinnovo dei vertici di Cassa Depositi e Prestiti. Scelte sulle quali il M5S vuole dire la sua trovando in questo schema una sponda nella Lega e assumendo atteggiamenti molto più pragmatici nei riguardi di Silvio Berlusconi. La partita delle nomine è da tempo nel mirino del M5S. E, non a caso, alla vigilia del Cda in cui Cdp è chiamato a rinnovare i vertici di Saipem e ad affrontare il dossier Tim, Stefano Buffagni, uno degli uomini più vicini a Di Maio, invita il governo a non muoversi «in solitaria», e soprattutto, «a non rinnovare governance pubbliche con gli ultimi dei »renziani«». Buffagni non cita Francesco Caio ma è a lui che il M5S rivolge il suo «niet». E Saipem è solo uno dei tasselli della partita del M5S sulle partecipate. Una partita che il Movimento starebbe giocando con un obiettivo, il rinnovo dei vertici di Cdp entro la fine di giugno. In questo quadro, raccontano fonti parlamentari di diversa area politica, il dialogo tra M5S e Lega è avanzato e vede il Carroccio nel ruolo di intermediatore tra Movimento e FI. È un dialogo che si sviluppa parallelamente a quello di governo e che, tuttavia, si inceppa nuovamente nel ruolo di Berlusconi. L’obiettivo del M5S, secondo quanto raccontano fonti parlamentari, sarebbe gestire con la Lega la partita delle nomine assicurando allo stesso tempo Berlusconi che tale gestione non lo danneggerà. In tale quadro, in queste ore, si fa strada un’ipotesi: quella che i vertici della Rai vadano in qualche modo sotto l’ala di FI e che in area azzurra si collochi anche il ministero dello Sviluppo Economico, punto nevralgico di un mondo caro al leader di FI, quello delle telecomunicazioni. Un settore, tra l’altro, sul quale il M5S oggi lancia la sua offensiva: «Il nostro Stato deve tornare a farsi rispettare dai »cugini d’oltralpe«, è fondamentale riprendere, da mano straniera, la nostra infrastruttura tecnologica e di telecomunicazioni», sono le parole di Buffagni. Parole che volutamente non citano uno il dossier più caldo che domani affronterà Cdp, quello Tim. Dossier, quest’ultimo, su cui non a caso Cdp, oltre che con il governo uscente e con gli azionisti, ha verificato la proposta da mettere sul tavolo anche con le principali forze politiche. Domani sarà anche il giorno di Luigi Di Maio al Colle. Con il presidente Sergio Mattarella il leader del M5S userà toni prudenti, non rivendicando a sé la premiership in maniera aperta ma limitandosi a ribadire come dal voto del 4 marzo debba scaturire un governo di cambiamento. Un governo che, come ribadisce oggi via blog Di Maio, dovrà rispettare la «volontà popolare» e non sarà frutto di inciuci ma di un cambio di metodo che il capo politico M55 predica sin da prima del voto. Poi, una volta concluso il primo giro di consultazioni, il dialogo M5S-Lega potrebbe imboccare il binario giusto, con due nodi che restano tuttavia intatti: quello della premiership e quello, forse più spinoso del rapporto tra M5S, Lega e FI. Tre attori che sono ancora lungi dal fidarsi l’uno dell’altro.

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