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DOMBROVSKIS, ESSENZIALE ITALIA RISPETTI TARGET BILANCIO

Valdis Dombrovskis, Commissione Europea

Valdis Dombrovskis, Commissione Europea

I conti pubblici italiani, in attesa di un nuovo Governo, restano un osservato speciale da parte di Bruxelles. Il vice presidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, pur garantendo – in un’intervista a La Stampa – flessibilità sui tempi di presentazione del Def, ricorda che il nostro Paese deve rispettare i target di bilancio. Al Tg5, a margine dei lavori del Workshop The European House Ambrosetti, Dombrovskis spiega che la Commissione si aspetta che «l’Italia migliori strutturalmente il suo budget dello 0,3% del Pil», così come già richiesto, e che «le valutazioni verranno fatte all’inizio del prossimo semestre». A bruciapelo la risposta del leader della Lega Salvini: «Se l’Unione Europea chiederà ancora sacrifici,la risposta del governo Salvini sarà no grazie». La correzione dello 0,3% peraltro, ricordano fonti del Mef, era stata annunciata dal ministro Padoan alla Commissione con una lettera lo scorso 30 maggio 2017 e programmata con la legge di bilancio 2018, come si evince dalla Nota di aggiornamento al Def dello scorso settembre. A Cernobbio Dombrovskis fa poi il punto sull’Unione bancaria europea, ricordando che le discussioni sul suo completamento «stanno ora entrando in una fase decisiva», che i due pilastri già in piedi funzionano e che i prossimi mesi saranno cruciali per il completamento. Non parla invece d’Italia Jyrki Katainen che si limita ad augurare il meglio mentre è in corso una situazione politica che definisce «sensibile e delicata» e auspica invece una assicurazione Ue contro la disoccupazione con un fondo di intervento di cui i paesi potrebbero usufruire nel caso in cui la disoccupazione crescesse oltre il 2% l’anno. Sul fronte dei conti italiani, calcolatrice alla mano, il nuovo governo, secondo un’analisi della Cgia, dovrà predisporre entro la fine 2018 una manovra di bilancio da almeno 18,5 miliardi di euro per evitare l’aumento dell’Iva, correggere i conti pubblici e far fronte a uscite già impegnate. Nella sostanza bisognerà recuperare 12,4 miliardi per sterilizzare l’aumento dell’Iva, che diversamente scatterà dal 1 gennaio 2019, altri 3,5 miliardi per il pareggio di bilancio come previsto dal cosiddetto «Six pack» e, infine, altri 2,6 miliardi per «coprire» una serie di spese non differibili. L’aggravio, invece, dello 0,4% del nostro rapporto deficit Pil, dovuto al salvataggio pubblico delle banche venete e di Mps, non ha alcun impatto – ricorda la Cgia – sui conti pubblici degli anni a venire in quanto è una misura una tantum relativa al 2017. E chi di conti pubblici se ne intende come Carlo Cottarelli, già all’Fmi e ora direttore di un Osservatorio ad hoc all’università Cattolica, non nasconde la propria preoccupazione più per l’impatto che, sulla finanza pubblica, potrebbe avere uno shock recessivo che l’aumento dei tassi con la fine del Qe. «Una recessione in Europa, per esempio scatenata da una guerra sulle tariffe in cui il Pil riprende a scendere in Italia, il rapporto tra debito e Pil ricomincia a salire, allora sì che quello farebbe ripartire la speculazione contro l’Italia», avverte l’ex commissario alla Spending Review. Cottarelli che a Cernobbio, anche attraverso uno studio, ha riproposto la sua ricetta per mettere in sicurezza il debito che, a suo avviso, «non deve scendere in termini di euro, deve scendere rispetto al Pil. È una cosa fattibile, l’hanno fatta in tanti, non richiede un’austerità selvaggia se ci muoviamo in tempo», assicura.

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