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Salvini-Di Maio ai ferri corti

3657936_1642_salvini_dimaio_jpg_pagespeed_ce_EGpvAUYNmKTra Di Maio e Salvini volano gli stracci. Il motivo delle tensioni è, ancora una volta, Berlusconi dato che il leader M5S non vuole neanche sentirne pronunciare il nome. «Ci sono il 51% di possibilità di fare un governo tra centrodestra e Cinquestelle», dice il capo del Carroccio. Ma Di Maio lo gela riducendo quelle possibilità allo «0%» se resta in campo Berlusconi e tornando a rifiutare l’ipotesi «ammucchiata di centrodestra». La controreplica di Salvini è tranchant: «Di Maio, in questo momento, mi interessa meno di zero».

Essì che la giornata sembrava essere partita bene tra i due con Salvini che aveva chiuso all’ipotesi di altri vertici di centrodestra: «Non è che possiamo far vertici tutti i giorni. Esiste il telefono fortunatamente, nel 2018», aveva detto a Udine. E poi: «A Di Maio chiederò un incontro volentieri, sulla disponibilità a venirci incontro per fare. Gli italiani chiedono di fare. Al di là dei veti o delle simpatie, facciamo qualcosa o no? Se la risposta è no, i numeri sono numeri, si torna al voto».

Premier terzo? Quarto, quinto, dodicesimo, ma chi lo vota? I voti in parlamento da dove arrivano? Dal centrodestra e io immagino dai 5 stelle, se vogliono ragionare seriamente», ha poi ribadito Salvini. «A Di Maio – ha aggiunto – chiedo se vuole ragionare o se preferisce il Pd, perché io ho visto che dice dialogo col Pd e anche con Renzi… auguri».

«Di veto in veto in veto non si va lontani, bisogna rispettare il voto degli italiani, che hanno dato più voti alla coalizione di centro destra e tanti voti ai 5 stelle, che sono arrivati secondi», aveva già rispsoto Salvini a chi osservava che il veto più grande del M5S è su Silvio Berlusconi.

Centrodestra e M5S, aveva aggiunto il capo leghista parlando a margine di un incontro a Fogliano-Redipuglia (Gorizia), «devono avere la responsabilità di mettersi a un tavolo e ragionare di pensioni, tasse, giovani, Europa, giustizia, scuola, lavoro. Io sono pronto a farlo anche domani. Se qualcuno non ha voglia di farlo e non si sente in grado di governare, lo dica».

«Se Di Maio, come a parole dice, vuole rispettare il voto degli italiani, l’unico dialogo possibile è Lega-5 stelle. Lui parla di nuovo, se per nuovo intende andare a colazione con Renzi o con la Boschi è uno strano concetto di nuovo», ha aggiuntto il leader della Lega a chi gli chiedeva se ci fosse una fuga del M5s verso il Pd.

Il presidente della Camera Roberto Fico intanto invita i partiti a dialogare per formare un governo. «I gruppi parlamentari devono dialogare fino in fondo per cercare di risolvere i problemi che affliggono il Paese: dalla lotta alla povertà, alla corruzione fino all’obiettivo di annullare gli incidenti sul lavoro», ha affermato il presidente della Camera al Gr1 Rai. «Auspico – ha ribadito – che i gruppi dialoghino per fare una governo che alla fine riesca a risolvere questi problemi, così come la gente ci chiede».

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