| categoria: Roma e Lazio

Stop a minimarket “bangla”, suk, sexy shop e compro oro in centro

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Divieto di aprirE lavanderie self-service, compro-oro, centri massaggi e friggitorie e di vendita con apparecchi automatici nel cuore del territorio riconosciuto patrimonio Unesco.
E’ stato approvato nella serata di martedì dall’Assemblea Capitolina il regolamento per l’esercizio delle attività commerciali e artigianali nel centro storico di Roma che disciplina la tutela del centro storico e dei rioni ricadenti nel sito Unesco, con norme restrittive per le aperture di attività alimentari e la tipologia degli esercizi commerciali autorizzati. Qualità e decoro nelle aree interessate si tradurranno in una decisa stretta sulla proliferazione di minimarket e una particolare attenzione alla qualità dei prodotti posti in vendita.
Quindi “stop all’espansione incontrollata dei minimarket, che non rappresentano qualità del prodotto, e che hanno trasformato il volto della città”, ha spiegato l’assessore al Commercio e Turismo di Roma, Adriano Meloni. Non vogliamo negozi suk nel centro di Roma, non vogliamo vetrine di cattivo gusto con insegne luminose al led e niente merce esposta all’esterno” ma “laboratori artigianali, librerie e cartolibrerie, laboratori d’arte, atelier e negozi di alta moda, negozi storici che esprimono l’eccellenza del made in Rome e che offrono prodotti di alta qualità e unici nel loro genere. I negozi storici sopravvivono se questa città cresce nel turismo di qualità. I numeri ci dicono che stiamo andando nella direzione giusta”.
Il provvedimento, che ha recepito le osservazioni dei municipi, distingue fra periferia della città storica, ambito intermedio e cuore del sito Unesco, prevedendo per gli esercenti misure via via più stringenti a seconda della zona. Per l’ambito intermedio, le norme stabiliscono lo stop a negozi-suk come pure ad attività commerciali e insegne non consone al contesto di pregio urbanistico e, nello specifico, vale il divieto di aprire friggitorie, carrozzerie e autofficine, sexy shop, autolavaggi, hard e soft discount, sale con videogiochi e biliardi, attività di commercio all’ingrosso con o senza deposito merci e magazzini. Più tutela al contempo è prevista per le attività ad alto valore storico o artigianale o per i punti vendita dei prodotti del commercio equo-solidale, ecologici e biologici, o per ciclofficine, parafarmacie, tessuti, filati, ferramenta. Rientrano in quest’elenco gli esercizi di ‘vicinato alimentare’ fino ai 250 metri quadri e i laboratori artigianali del settore alimentare, a condizione che non consentano il consumo sul posto degli alimenti venduti o preparati. Tutti ‘negozi storici’, simbolo dell’eccellenza del made in Rome.

Nell’area, cosidetta periferica, tenuto conto della necessità di agevolare investimenti e occupazione, viene normato il consumo sul posto di alimenti e bevande, secondo le leggi nazionali di settore: gli esercizi di vendita e artigianali del comparto alimentare non potranno destinare uno spazio interno per il consumo sul posto superiore al 25% della superficie di vendita o di produzione, dovranno utilizzare arredi minimali, non potranno prevedere servizio al tavolo. Il tutto con l’obiettivo di impedire che queste attività si trasformino, di fatto, in esercizi di somministrazione di alimenti e bevande.

“Con il decreto Bersani del ’98 si liberalizzò il commercio ma purtroppo quel decreto non ha centrato alcuni obiettivi fondamentali – ha aggiunto Meloni -. A valle del decreto Bersani si sono susseguiti diversi regolamenti per il commercio nella città storica che non hanno avuto grande impatto sul commercio di qualità. Dal 2009 c’è stato un vuoto da parte del Comune e gli effetti di questa inerzia sono davanti agli occhi di tutti”.

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