| categoria: sanità Lazio

LA DENUNCIA/ “Intervenire per situazione ex dipendenti Ime”

“Un istituto d’eccellenza al centro di una rete sanitaria internazionale nel campo dell’ematologia in fase di liquidazione e dipendenti, che quell’eccellenza l’hanno costruita negli ultimi 15 anni, nel completo abbandono”.Questa è la situazione della Fondazione Istituto Mediterraneo di Ematologia di Roma denunciata dalla Cisl Fp del Lazio in una nota.

“La chiusura dell’Ime è un errore inaudito”, afferma la federazione dei servizi pubblici Cisl. “Ma ancora più inaccettabile è che il personale, che ha contribuito a rendere l’istituto un punta di diamante della sanità italiana e internazionale, venga lasciato a se stesso, senza certezze e senza prospettive. Basti pensare che, in piena fase di liquidazione, mentre si tagliano i finanziamenti e non si rinnovano le convenzioni con altre strutture ospedaliere, Policlinico Tor Vergata in testa, l’Ime è stato chiamato a rappresentare l’Italia ad Atlanta al meeting di ematologia più importante al Mondo e la Food and Drug Administration americana ha approvato negli Usa un farmaco sviluppato proprio sulla base di un protocollo dell’Ime. Nonostante questo per 43 i professionisti sanitari, tecnici, di assistenza e amministrativi nessun riguardo e nessun rispetto umano e professionale”.

“Diciamo no allo sperpero di competenze”, rimarca la Cisl Fp del Lazio. “Chiediamo la salvaguardia dei posti di lavoro e il rilancio delle attività di ricerca, cura e assistenza in campo ematologico, visti anche i bisogni dei tanti pazienti in lista d’attesa. Per questo chiediamo alle istituzioni pubbliche, a partire dalla Regione Lazio, di farsi carico delle proprie responsabilità anche verso gli altri soci come Ministero della Salute, Ministero degli Esteri e Mef”.

“Vogliamo subito un tavolo con l’assessore alla Salute della Regione Lazio, Alessio D’Amato, sul futuro dei 43 dipendenti che allo stato attuale potrebbero perdere il posto di lavoro”, conclude la Cisl Fp Lazio. “Gettare al vento questo patrimonio di professionalità sarebbe non solo un atto inqualificabile sul piano umano, ma anche un colpo durissimo al sistema sanitario regionale e nazionale, e una vergogna a livello internazionale”.

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