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La lezione di Campobasso

I grillini non sono così forti, il centro destra unito è inarrestabile ( e Fi non è finita). Il Pd? Caduta libera

Lasciamo perdere numeri e percentuali, il dato di fondo è chiaro e inequivocabile. Il Molise per certi versi fa storia a sé ma in questo momento il dato politico può rappresentare un buon elemento di valutazione per il Colle e per i protagonisti di questa sconcertante melina imbastita dalla coppia Salvini-Di Maio. I grillini non sono poi così forti, la loro spinta si è fermata e rispetto al trionfo delle politiche nella regione si deve annotare un certo imbarazzo dell’elettorato. Il centro destra invece è forte, debordante . Quando è unito, naturalmente, e in controtendenza Forza Italia conta ancora qualcosa di più della Lega. Il Pd, la sinistra? A fondo, ad un imbarazzante minimo storico. Se si pensa che fino all’altro giorno esprimeva il governo regionale bisogna ammettere che la situazione per Largo del Nazareno è molto dura. Il calo del candidato del M5s è significativo ma non determinante? Può darsi. Ma Di Maio ha perso l’occasione di conquistare la sua prima regione. Il Molise intero non metteva in campo più di trecentomila elettori e di questi la metà non è andata alle urne. Una piccola regione marginale rispetto al sistema paese può tuttavia dare la misura di come la percezione della politica da parte dell’Italia minore, quella lontana dalle metropoli sia diversa dall’idea generale che vendono ogni giorno i media nazionali. In Molise non si riesce a portare a compimento di una autostrada che colleghi il Lazio e la Campania al mare di Termoli, la linea ferroviaria ricorda ancora una visione pionieristica da Far West. Senza infrastrutture non si cresce, non si matura, e i molisani non vogliono più essere tagliati fuori dal mondo. Paradosso: c’è una sanità di eccellenza, tra le migliori dell’Italia meridionale, ma in un territorio che non riesce a vedere fino in fondo la luce dello sviluppo. La protesta contro una politica vecchia, superata, inconcludente, aveva portato il 4 marzo al trionfo del Movimento Cinque Stelle. Ma evidentemente le insicurezze, i cincischiamenti, la presunzione dei leader nazionali non hanno convinto i molisani. Che hanno comunque messo definitivamente a sedere quel che resta del Pd renziano e hanno rivalutato perfino Forza Italia. Sospettosi nei confronti delle aperture meridionaliste di Salvini non hanno premiato la Lega. Un voto di nicchia, certo. Ma utile da giocare sul piano politico nazionale. Il Movimento non ha sfondato in una regione che poteva diventare sua, dal Friuli, tra qualche giorno, è atteso un trionfo dei leghisti. Gli equilibri cambiano, in qualche modo. E tutto può ancora succedere.

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