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Siria, la verità, prima vittima di ogni guerra

Da un lettore, Daniele Pilla, riceviamo e pubblichiamo un punto di vista interessante

Diciamolo subito, vedere bimbi morti o anche “solo” sfigurati dal gas è terribile per tutti.
Sono quelle immagini che si stampano nella mente, come Aylan, prono sulla sabbia di una spiaggia e spero che, per ognuno di noi, rimangano scolpite nella mente. Perché se quelle immagini se ne vanno un attimo dopo…magari quando dobbiamo accompagnare i nostri figli a tennis, allora possiamo evitare di commentare, di fingere di impietosirci. Meglio l’indifferenza che l’ipocrisia.
Se davvero proviamo dolore e pensiamo di aver capito tutto, siamo sicuri di avere in mano la verità?
Ci indigniamo perché dei bambini muoiono e urliamo la nostra rabbia verso Assad, reo di aver provocato quelle morti, almeno così ci raccontano.
Ma se non fosse vero? Se si stesse ripetendo una storia già vissuta? In guerra, perché questa è una guerra, la prima vittima è sempre la verità.
Vogliamo prendercela sempre col cattivo di turno? Perché è Assad il cattivo, giusto?
I poveri ribelli lo stanno combattendo, giusto?
Che ribelli sono quelli che hanno missili terra-aria e riescono ad abbattere i Mig russi? Sicuri che siano ribelli e non un organismo composito ben più complesso? E qual è il loro fine? Liberare la Siria dal dittatore cattivo?
Non credo che Assad susciti le simpatie di nessuno di noi ma anche Saddam Hussein era cattivo e aveva le armi chimiche, o meglio, così aveva spergiurato Colin Powell brandendo due fialette di vetro che probabilmente contenevano acqua di fonte. E fatto fuori Saddam sono arrivati i buoni? O l’Egitto, via Mubarak, avanti i Fratelli Mussulmani. Sono Fratelli che male potranno farci? Abbiamo visto.
O vogliamo parlare della Libia?
L’Occidente ha sempre agevolato questi cambiamenti, con la panzana dell’esportare la democrazia, in realtà per fare i propri interessi.
Attenzione allora a credere che via Assad la guerra finirà e tutto tornerà come prima, che i ribelli renderanno felici i siriani e che non ci saranno altri Aylan.
Ricordiamocelo mentre portiamo i nostri figli a giocare a tennis.

Daniele Pilla

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