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ALITALIA:PALEARI,TAGLIO PERDITE MA SERVONO INVESTIMENTI

L’Alitalia ‘commissariatà sta mettendo i conti un pò in ordine senza attingere al prestito ponte statale ma per assicurare la stabilità della compagnia servono necessariamente investimenti, a partire dalla flotta, per assicurarsi il redditizio mercato del lungo raggio. Mentre il commissario Stefano Paleari rivendica l’azione di questi mesi in un’intervista a Il Sole sul fronte della tenuta dei ricavi, della riduzione dei costi e delle perdite, il decreto del governo di rinvio, ad ottobre, della cessione si appresta ad arrivare in Parlamento la prossima settimana. E il ministro Carlo Calenda, che nei giorni scorsi ha ricordato la necessità di investimenti su nuovi aerei per 1 miliardo, invita con un messaggio su twitter, a leggere i dati diffusi da Paleari. Mercoledì è così prevista la presentazione in Senato e il giorno seguente il provvedimento arriverà all’esame della Commissione Speciale. Con lo slittamento del termine sarà il prossimo governo a decidere mentre la Ue continua a monitorare la situazione e Lufthansa, indicato come il soggetto più papabile, ha messo alcuni paletti preventivi a un’eventuale acquisizione, primo fra tutti una sua ristrutturazione. In attesa dell’esecutivo (politico, istituzionale o altro) che verrà, i commissari, come ha spiegato Paleari, hanno il mandato di «assicurare la valorizzazione degli asset per raggiungere il risultato migliore» e comunque avrà a disposizione «un ventaglio di alternative». In questi ultimi tre mesi, «i più difficili per ragioni di stagionalità, i ricavi passeggeri sono cresciuti del 6,4% con un Ebitda migliorato a -117 milioni da -228 milioni dello stesso periodo del 2017». «L’azienda sta andando meglio rispetto agli anni precedenti. Potremo affermare che andrà bene quando non perderà più e avrà raggiunto la stabilità finanziaria» aggiunge. E sul fronte dei costi l’azienda snocciola i dati: nel maggio-dicembre 2017 i costi ricorrenti sono scesi a 2126 milioni dai 2296 dello stesso periodo 2016 mentre nel solo primo trimestre dell’anno si sono ridotti a 714 milioni contro gli 800 milioni del gennaio-marzo 2017. La riduzione è stata più marcata nel noleggio flotte (-24% a 63 milioni) seguito dai costi carburanti (-12% a 153 milioni) e dal costo del personale (-7% a 140 milioni). Paleari rileva comunque come «la connettività diretta sul lungo raggio è decisiva per il vettore» e anche per il paese. Un punto che «non va visto come un atto di nazionalismo ma di responsabilità viste le ricadute economiche e sociali di ampio spettro». Sui numeri di Alitalia l’investitore ed editorialista Mario Seminerio sottolinea come «malgrado il cauto ottimismo del commissario Paleari, non dovrebbe sfuggire a nessuno che la situazione di Alitalia resta quella di un paziente tenuto artificialmente in vita, grazie ad un prestito statale che non è sin qui servito né per salvataggio di emergenza né per attutire gli oneri di una ristrutturazione che ancora non è ancora avvenuta, e che quando accadrà consegnerà ai contribuenti italiani l’ennesima bad company con perdite miliardarie, ripetendo la storia». Il prestito statale, in attesa del pronunciamento dell’Antitrust Ue, serve per la gestione del capitale circolante, e a null’altro«. »Paleari, correttamente, identifica l’esigenza di investimenti per il lungo raggio – aggiunge Seminerio – ma quelli doveva già farli Etihad, e non se ne faranno sin quando non ci sarà un assetto proprietario stabile. Anche se l’acquisto da parte di Lufthansa determinerebbe un’Alitalia ancillare all’hub di Francoforte, lasciandola ad una dimensione regionale«.

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