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Ostia, protesta contro i capi dei balneari

A Ostia, di fronte allo stabilimento Le Dune, il mare c’è ma non si vede: è coperto da edifici, cabine, recinti e steccati. È così su quasi tutto il lungomare, ma non a caso le Dune è stato scelto dal Comitato “Mare per tutti” per manifestare questa mattina contro gli abusi dei balneari e per chiedere le dimissioni di Renato Papagni, presidente di Federbalneari e titolare dello stabilimento che svetta su questa porzione di spiaggia.

Il Comitato è formato da Pd, Liberi e Uguali e diverse associazioni tra cui “Mare Libero”. “Questo è il simbolo di abusi e di chi ha una concezione privata del mare pubblico – spiega Athos De Luca capogruppo del Pd – e da anni strozza le spiagge libere e il turismo di Ostia”. Quest’anno le cose non cambieranno. L’amministrazione grillina ha demolito i chioschi delle spiagge libere senza prevedere servizi di accoglienza e di ristoro e chi vorrà un caffè o un acqua dovrà per forza andare dai balneari.

“Lanciamo una petizione per la legalità – spiega Athos De Luca – e chiediamo le dimissioni di Papagni da presidente di Federbalneari. È una questione di coerenza: se imprenditori e balneari di Ostia sono dalla parte della legalità, non possono essere rappresentati anche da Papagni dopo le ultime vicende che lo hanno visto coinvolto”. Tra queste, De Luca ricorda il processo iniziato a marzo per gravi abusi edilizi e l’aggressione di pochi giorni fa al giornalista di Report.

“Ma anche per i comportamenti censurabili verso gli associati – conclude De Luca – come nella vicenda resa pubblica dalla giornalista Federica Angeli sull’acquisto delle forniture dei prodotti Algida e per le dichiarazioni nelle quali nega la presenza di clan mafiosi a Ostia malgrado gli arresti e le condanne. Ricordo che Papagni è il fratello di Paolo, sotto processo per minacce a Federica Angeli che suonano come una intimidazione nei confronti di tutti”.

Molti passanti si fermano incuriositi, ascoltano e annuiscono. Ma a Ostia la zona grigia tra imprenditori collusi e politica è dura a morire, è una subcultura presente da anni: “Buffoni”, si sente da una macchina che passa in corsa sul lungomare. “Bisogna indagare su tutte le oltre 70 concessioni balneari – spiega il radicale Paolo Izzo dell’associazione “Mare Libero” – anche perché la Bolkestein impone una nuova gara”.

Anche la Regione deve fare

la sua parte con un nuovo piano di utilizzo degli arenili: altrimenti continua il caos. “C’è una diffida depositata nel 2015 – spiega Izzo – la mafia balneare dimostra come qui a Ostia il sistema è inquinato e non esiste un confine chiaro tra interessi politici e imprenditoriali: lo dimostra la decisione dei balneari di puntare sul M5s e l’incontro con esponenti grillini avvenuto a porte chiuse prima delle elezioni. E ora i risultati si vedono”.

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