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STUPRO, MADRID RIVEDRÀ IL CODICE DOPO LA SENTENZA SHOCK

Non si placano le polemiche in Spagna dopo la sentenza shock di Pamplona nei confronti di cinque uomini condannati a 9 anni (anziché 20, come chiesto dall’accusa) con l’accusa di semplice «abuso sessuale», e non di violenza, per aver stuprato una 18enne durante la festa di San Fermin, due anni fa. Motivo del cambio della fattispecie di reato: la vittima (pietrificata) non oppose resistenza ai suoi aggressori, e quindi, secondo il tribunale, non fu consumata violenza. Dopo tre giorni di proteste nel Paese e l’indignazione espressa perfino dalle suore di clausura carmelitane di Hondarribia, nella diocesi di San Sebastian, sulla vicenda è intervenuto il ministro dell’Istruzione e portavoce del governo di Spagna, Inigo Mendez de Vigo, il quale ha affermato che una riforma del Codice penale sul tema della violenza sessuale è una «priorità di Madrid». Il governo, ha detto, «è sempre stato e sarà sempre dalla parte delle vittime». A proposito dell’ondata di indignazione che si è levata contro la sentenza dei 5 della ‘manadà, il portavoce ha detto che il governo «non commenta le sentenze» ma che pratica la «tolleranza zero» nei confronti della violenza di genere, ricordando che la sentenza in questione, comunque, «non è definitiva». Intanto, le associazioni dei magistrati di Spagna hanno respinto come «sproporzionata» l’indignazione nei confronti della sentenza, giudicandola una reazione «sprezzante e priva di rigore». In una nota, l’Associazione dei pubblici ministeri (Asociacion Fiscales, Af) scrive che «anche se non la si condivide, ogni sentenza merita rispetto, che è uno dei capisaldi dello Stato di diritto e della democrazia». L’Af si dice sostanzialmente d’accordo con le tre associazioni di giudici nel richiamare al «buon senso» contro quelli che vengono definiti «attacchi eccessivi». I cinque della ‘manadà, ultrà o militari, hanno tra i 27 e i 30 anni e diversi precedenti. Tutti, tranne uno, sono accusati anche dello stupro di un’altra giovane, avvenuto nel maggio 2016, a Pozoblanco, Cordova. Una donna spagnola di 38 anni ha lanciato una petizione online per richiedere la sospensione dei giudici autori della sentenza-shock di Pamplona che in poco più di 24 ore ha già raccolto oltre un milione e 200 mila firme. Mentre gli avvocati della vittima hanno già annunciato che faranno ricorso contro la condanna per solo abuso. La decisione del tribunale di Pamplona ha scatenato un’ondata di indignazione anche su Twitter, dove migliaia di donne hanno deciso di condividere le loro esperienze di abusi e violenze con l’hashtag #cuentalo, ‘raccontalò in spagnolo.

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