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Mattarella farà un altro giro e poi deciderà

IIl presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, farà un nuovo giro di consultazioni con i partiti lunedì prossimo per cercare di uscire dallo stallo e formare un nuovo governo visto che «a distanza di due mesi – si sottolinea dal Quirinale – le posizioni di partenza dei partiti sono rimaste invariate. Non è emersa alcuna prospettiva di maggioranza di governo».
Il leader della Lega Matteo Salvini intanto rompe gli indugi e dichiara la sua disponibilità ad avere un preincarico per verificare in prima persona la possibilità di far nascere un governo da lui presieduto. Strada in salita visto che per il premier in pectore del centrodestra due sono le condizioni a cui non si può rinunciare: la coalizione va considerata nel suo insieme e l’unico interlocutore a cui il Carroccio si rivolge resta il Movimento Cinque Stelle. Il segretario del Carroccio dunque si prepara a ufficializzare la sua richiesta al Colle. E, nonostante il duro scontro tra i due, tende ancora la mano a Luigi Di Maio («sono pronto a sedermi subito al tavolo con lui»,dice). Ma per capire come si orienterà il capo dello Stato bisognerà attendere le mosse di Mattarella (dopo aver preso atto anche delle decisioni della direzione del Pd) trarrà le sue conclusioni.
La road map del Colle prevede al momento un nuovo giro di contatti e, tra le ipotesi, anche il conferimento di un pre-incarico: a partire dal leader della prima coalizione, quindi proprio Salvini. E qualora fallisse il leader leghista, potrebbe toccare a Luigi Di Maio, se lo chiedesse, con le stesse modalità. Su un punto però il Quirinale non cede: nessuno verrà inviato in Parlamento senza avere in tasca un accordo con numeri certi. Insomma nessuna caccia di voti nelle Aule. Il faro del Presidente della Repubblica rimane quello di evitare il voto anticipato, non solo giugno ma anche le urne ad ottobre, mese delicato visto che in quel periodo incomberà la legge di bilancio. Il Quirinale ha interesse che i conti siano in sicurezza per evitare l’esercizio provvisorio. E senza spiragli dai partiti potrebbe ragionare su un governo di tregua.

Nella strada di Salvini verso palazzo Chigi resta l’ostacolo Movimento Cinque Stelle. La tensione tra i due partiti è alle stelle nonostante il segretario della Lega continui a tendere la mano ai pentastellati individuando in loro l’unico interlocutore per dar vita ad un esecutivo («non voglio fare un governo con Renzi, Boschi e Gentiloni», taglia corto). Il capo del Movimento Cinque Stelle chiude però la porta all’idea di riaprire le trattative con il Carroccio: «Non è possibile nessun governo del cambiamento con Berlusconi e il centrodestra. Salvini ha cambiato idea e si è piegato a lui solo per le poltrone. Si torni subito al voto!». È la linea lanciata del leader pentastellato che invoca il ritorno alle urne a giugno. Ogni altra ipotesi secondo Di Maio si tratterebbe di «ammucchiate».

Secondo il leader M5s il freno messo dai leghisti alle urne il prima possibile sarebbe dovuto ai soldi versati da Berlusconi alle casse del Carroccio: «Noi non abbiamo alcun problema a tornare al voto perchè ci sostengono i cittadini con le piccole donazioni. Altri – osserva il capo del Movimento – invece si oppongono perchè, tra prestiti e fideiussioni, magari hanno qualche problemino». Parole che mandano su tutte le furie il segretario delle Lega che preannuncia provvedimenti: «Chiunque parli di soldi, regali e ricatti inesistenti a me e alla Lega se finora è stato ignorato da domani sarà querelato». Insomma la strada resta in salita sia per la formazione di un esecutivo sia per eventuali modifiche della legge elettorale. Difficile che i partiti riescano nel breve periodo a trovare un punto di caduta che possa consentire di cambiare il Rosatellum ed andare al voto con un nuovo sistema.

E se la situazione dei rapporti tra Lega e Cinque Stelle resta complessa lo stesso si può dire della situazione nel Partito Democratico alla vigilia della riunione della direzione. Il dibattito sarà orientato non tanto sul governo ma sugli equilibri interni dopo gli scossoni arrivati dalle parole di Matteo Renzi. L’obiettivo comune appare comunque quello di evitare che si arrivi ad un conta e di fatto alla spaccatura dei Dem che potrebbe aprire anche la strada ad una scissione del Partito Democratico.

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