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Di Maio al Colle senza il nome del premier. E Mattarella si irrita

untitledL’intesa sul nome del premier non c’è, servirà ancora qualche giorno di trattative per veder nascere il governo Lega-M5S. Il capo politico dei 5 stelle Luigi Di Maio è stato oggi al Quirinale per le consultazioni con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Con lui i capigruppo di Camera e Senato Giulia Grillo e Danilo Toninelli. Alle 18 al Colle è arrivata invece la delegazione della Lega guidata da Matteo Salvini. «Abbiamo aggiornato il presidente della Repubblica su come stiano avanzando le varie interlocuzioni tra M5s e Lega su quello che è il contratto di governo», ha detto Di Maio al termine delle consultazioni con il capo dello Stato precisando di aver chiesto ancora qualche giorno per trovare l’inesa definitiva con la Lega. Non c’è dunque ancora il nome del premier. Tramontata l’ipotesi di Giulio Sapelli.
«L’accordo di governo è il cuore di questo governo di cambiamento che siamo intenzionati a far partire il prima possibile», ha detto ancora Di Maio. «Sia io che Salvini siamo d’accordo sul fatto che nomi pubblicamente non ne facciamo», ha aggiunto. M5S è consapevole delle scadenze internazionali, ma chiede «qualche altro giorno» perché si sta scrivendo «il programma di governo per cinque anni», ha proseguito Di Maio. «Sono molto orgoglioso delle interlocuzioni e soddisfatti del clima che si respira, ma soprattutto dei punti che si stanno portando a casa su temi come la legge Fornero, la lotta agli sprechi, la lotta alla corruzione, il carcere per chi evade, il fisco».
«Siamo ben consapevoli – ha detto ancora Di Maio – delle scadenze internazionali che il governo dovrà affrontare, scadenze europee e extraeuropee, si stanno discutendo il Bilancio comunitario e il regolamento di Dublino, scadenze che ci impongono di fare presto. Ma siccome stiamo scrivendo il programma del governo dei prossimi cinque anni occorre qualche altro giorno». «Stanno cambiando i riti della politica. Si discute prima delle questioni che riguardano gli italiani e poi anche, parallelamente e in conclusione, di quelli che saranno gli esecutori di questi temi», ha aggiunto.

«Decide il presidente», ha poi detto Di Maio, al ritorno dal Quirinale, ai giornalisti che gli chiedono quanti giorni siano necessari ancora per chiudere l’intesa sul governo con la Lega. Il M5S ha chiesto altro tempo al presidente della Repubblica «perché è un contratto di governo, non un contratto di locazione…», ha aggiunto, sottolineando che «il premier non c’entra nulla. Stiamo parlando del contratto».

«Come mai ancora tanto tempo? In fondo è solo la prima consultazione che facciamo» da quando c’è stato il via libera alla ricerca di un’intesa tra M5s e Lega», ha affermato ancora il leader M5S a chi gli chiedeva le ragioni del ritardo sui tempi attesi per le comunicazioni circa l’intesa tra M5s e Lega su programma di governo e possibile premier. «Sono ottimista», ha detto ancora Di Maio.

«Mi sembravano in un mare di guai. Mi spiace per Salvini, ma si è messo con una banda di buoni a nulla come i grillini. E il risultato è una brutta figura a livello nazionale ed internazionale. La cosa sta diventando grottesca. Io non sono per il tanto meglio peggio tanto meglio. Faccio semplicemente una considerazione: hanno avuto tutto il tempo che volevano, Di Maio e Salvini, e non hanno cavato un ragno dal buco». Lo dice Renato Brunetta, deputato di Forza Italia, ai microfoni di Fuorigioco su Rai Radio1. «Noi – assicura – non voteremo la fiducia. Voteremo no semmai ci sarà un governo M5S-Lega. Io a questo punto dubito che ci sarà un governo. La soluzione potrebbe essere un governo del Presidente fino a dicembre, anche un governo di minoranza per poi tornare a votare nella prossima primavera».

Di Maio e Salvini, dopo la 48 ore a Milano, hanno avuto un ultimo colloquio oggi alla Camera prima della vista al Qurinale per cercare di sciogliere gli ultimi nodi. Ma il nome del candidato premier non si è trvoato: anche il professor Giulio Sapelli, che si era detto «disponibile», è tramontato nell’arco di qualche ora e il leader leghista è tornato a smentire che il premier possa essere Di Maio. Mattarella si aspettava di conoscere oggi le decisioni dei due contraenti il contratto di governo, come annunciato ieri sera nella telefonata di Di Maio. Ma invece ci vorrà ancora tempo.

Se il programma dovrebbe essere alle battute finali – un nuovo incontro tra gli sherpa è in corso per sciogliere i nodi rimasti aperti, dall’Ilva all’immigrazione – resta mistero fitto sul nome del premier terzo. Sapelli stamani, parlando con l’Ansa, ha detto di essere stato contattato ieri «da entrambe le parti» e che il suo profilo è al vaglio come quello di un altro professore di diritto privato Giuseppe Conte. L’economista ha dato la sua piena disponibilità e si è spinto a chiarire che «dirà la sua» sui ministri. Ma la «svolta» non è durata neanche un’ora: non è Sapelli il nome del premier che sarà portato al Colle, fa sapere il portavoce M5S e anche fonti della Lega, interpellate al riguardo, non confermano che ci sia una indicazione per il professore di economia a Palazzo Chigi.

«C’è da lavorare ancora», aveva detto nel pomeriggio Salvini prima dell’ennesimo incontro con Di Maio. E a chi gli chiedeva dell’ipotesi del leader grillino come premier rispondeva secco «no».

Conte, 51 anni, figurava tra i candidati ministri del governo M5S: avrebbe dovuto occupare la casella della Pubblica Amministrazione, ed è vice presidente del Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa. I due nomi sono frutto dell’estenuante trattativa che ieri, in tre tempi e luoghi diversi, ha visto riuniti Di Maio e Salvini fino a notte fonda. Il punto cruciale, comunque, resta uno: chi, tra il M5S e la Lega cederà il passo sulla scelta del premier. Anche perché, a dispetto che sia un premier tecnico o politico, affinché Di Maio e Salvini arrivino a un’intesa occorre che uno dei due dica sì alla proposta dell’altro.

«Fossi in Salvini un’ultima riflessione la farei su cosa sia meglio fare: se tornare al voto, con una nuova legge elettorale, dove il centrodestra vincerebbe garantendo un governo stabile o scegliere un’ avventura dagli esiti incerti», afferma intanto Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, dicendo così di «voler lanciare un ultimo appello» al leader leghista.

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