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Casa delle Donne, Raggi: “Non si chiude”. Boldini e Dacia Maraini in piazza

Virginia Raggi non si fa mancare niente, come se non mancassero i problemi e le emergenze riesce a imbarcarsi anche in situazioni che potrebbero essere fatte decantare e risolte con un po’ di buon senso. Come la vicenda della Casa delle Donne, la storica struttura oggi nell’occhio del ciclone e a rischio sfratto. C’è aria di sgomberi in diversi quadranti della Capitale, perché quel baluardo del vetero-femminismo capitolino deve farla franca? La Raggi assicura: “Non si chiude”. Ma lo scetticismo di rigore e il caso dà vigore a mostri sacri come la ex presidente della Camera Boldini e la storica femminista Dacia Maraini, e anxcora Lidia Ravera, Serena Dandini, Veronica Pivetti, che scendono in piazza a manifestare. E sotto il Campidoglio, davanti ai turisti incuriositi tornano i cartelli del secolo scorso. Il centro culturale da 30 anni promuove iniziative, attività e visite mediche per le donne della Capitale, svolge un ruolo politico e sociale. Ma il Comune deve fare cassa e mettere ordine nelle sue proprietà. “In questi giorni ho letto molti articoli e ricevuto molti messaggi secondo i quali questa amministrazione vorrebbe chiudere la Casa delle Donne. Ebbene, chiariamo subito che questo è FALSO!”, scrive la sindaca su Facebook. Secondo Raggi sarebbero state stravolte le intenzioni della giunta M5S che la scorsa settimana ha votato una mozione che chiede di “riallineare e promuovere il progetto Casa Internazionale della Donna alle moderne esigenze dell’amministrazione e della cittadinanza”. Prima firmataria è la consigliera M5S Gemma Guerrini, la stessa che aveva sollevato un polverone enorme commentando il caso del Cinema America e affermando che guardare vecchi film era feticismo.
Raggi però prova a fare chiarezza: “Cosa vogliamo fare? Rilanciare il progetto attualizzandolo rispetto alle mutate condizioni socio-economiche, urbanistiche e demografiche di Roma. Non vi è dubbio alcuno, infatti, che soprattutto nelle periferie vi siano condizioni di povertà molto più estese rispetto agli anni ’80; leggiamo quotidianamente di ragazze e donne bullizzate, maltrattate, violentate, ignorate, uccise. E questo fin dalla più tenera età e spesso anche a scuola. Per non parlare poi delle donne che sono sfruttate sul lavoro o che vengono licenziate appena restano incinte”, scrive ancora la Raggi.Quello a cui puntano i 5 Stelle è un’integrazione del progetto, che coinvolga le rappresentanti della Casa delle Donne, ma non solo. È prevista infatti una messa al bando delle strutture, rivolta alle associazioni di settore.
C’è il nodo degli 800 mila euro di debito che la Casa delle Donne ha maturato nei confronti del Campidoglio. “Loro parlano di circa 800 mila euro ma noi diciamo che ci sono anche dei crediti dovuti per la manutenzione dello stabile”, spiega la presidente della Casa, Francesca Koch. Raggi ricorda invece come la Casa abbia beneficiato di un abbattimento del 90% del canone concessorio: “Ricordo che l’associazione ha ottenuto uno sconto ulteriore rispetto a tutte le altre associazioni (altrettanto meritorie, che svolgono ad esempio servizi in favore dei disabili, delle persone con la SLA, dei bimbi autistici, ecc.) che invece hanno un abbattimento dell’80% di detto canone”. La storia, c’è da scommetterci, durerà a lungo. Un compromesso fuori dai riflettori sarebbe stato più utile e produttivo

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