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MIGRANTI: UN ALTRO CADAVERE SULLA ROTTA DELLE ALPI

Proprio nel giorno in cui Bardonecchia, nell’alta Valle di Susa, ha ospitato l’arrivo della 19a tappa del Giro d’Italia, la più suggestiva della ‘corsa rosà, poche ore prima le stesse montagne hanno contato la terza vittima tra i migranti che nell’inverno, ricco di neve come non succedeva da decenni, hanno cercato di attraversare la frontiera. Ed un altro migrante è morto invece in mare. Oggi si è verificata una impennata delle partenze dalla Libia: sono stati salvati 1.050 migranti in sette diverse operazioni di soccorso coordinate dalla centrale operativa della Guardia Costiera. I soccorritori hanno recuperato il cadavere a bordo di uno dei gommoni. Complessivamente sono stati soccorsi 5 gommoni, un barcone e un’imbarcazione di piccole dimensioni. Tutti i migranti sono stati trasferiti su nave Dattilo della Guardia Costiera, che ha a bordo anche il cadavere, e su unità della Marina Militare, di Frontex e delle Organizzazioni non governative. E nel pomeriggio, al largo del Capo di Leuca, le vedette della Guardia di finanza del Roan di Bari, hanno intercettato un veliero di 12 metri battente bandiera degli Stati Uniti con a bordo 60 migranti tra i quali undici minori e nove donne, due in avanzato stato di gravidanza. Sono curdi, pakistani e indiani. I due presunti scafisti, di nazionalità moldova, sono stati arrestati. Il cadavere sulle Alpi è stato trovato questa mattina, sul sentiero montano dell’orrido del Frejus, a circa 5 chilometri dal confine francese. Il corpo era in avanzato stato di decomposizione, non sarà facile identificarlo. Un ragazzo «dalla pelle scura», che al momento è ancora senza nome. La prima vittima trovata in territorio italiano, dopo le due, una donna e un uomo, scoperte nei giorni scorsi poco oltre il confine. La vittima nell’orrido del Frejus addosso non aveva documenti e dalla zona non sono pervenute denunce di scomparsa. Particolari che fanno quindi ipotizzare si tratti di un migrante, anche se sarà l’inchiesta a far luce sul ritrovamento. «Oggi c’è il Giro d’Italia e i riflettori di tutto il mondo sono puntati su Bardonecchia. E proprio oggi, a Bardonecchia, si scopre che qualcuno, diretto in Francia, non è riuscito né a passare né a tornare indietro. È rimasto sotto la neve», commenta il presidente dell’ong Rainbow4Africa, Paolo Narcisi. «In questi mesi abbiamo aiutato moltissimi migranti, ma sicuramente non siamo riusciti ad aiutarli tutti». A inizio maggio, annegata nel fiume Durance, non lontano da Briancon, era stata trovata Matthew Blessing, nigeriana 31enne. Era stata una sorella a riconoscerla. Poi, il 18 maggio, un secondo corpo era stato notato da alcuni escursionisti nei boschi di Monginevro, a monte del borgo di Alberts. Sono centinaia i migranti che in questi mesi hanno cercato di attraversare la frontiera e raggiungere la Francia. Uomini, donne e bambini di cui si sono perse le tracce. Si teme quindi che si trovino altre vittime, tra i boschi e i corsi d’acqua al confine italo-francese. «I timori dell’inverno si rivelano tragiche certezze», commentano alcuni attivisti di Briser les Frontieres, la rete di solidarietà dalla parte dei migranti. «La neve si scioglie e porta alla luce quello che tutti e tutte sapevamo sarebbe potuto accadere. Nel giro di poche settimane c’è stata la morte di Blessing, poi Mamadou, crollato sfinito dopo tre giorni abbandonato sulla montagna e braccato dalla polizia. Morti ammazzati dalle vostre politiche xenefobe e razziste, dalla militarizzazione e blindatura dei confini»

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