| categoria: sanità Lazio

Svolta alla Regione, con il taglio dei vitalizi si finanzierà la sanità

La proposta dell’Ufficio di presidenza della Regione. I risparmi previsti di 11 milioni andranno in un fondo per l’abbattimento delle liste d’attesa
Un compromesso che salva parecchio ma che rappresenta comunque una svolta e che dà un senso al nuovo ruolo del M5S in Regione. Non è l’abolizione tout court che proponevano i grillini (col rischio, però, di soccombere davanti ai giudici perché si andavano a eliminare diritti acquisiti) ma una sostanziosa sforbiciata, quella sì.

Dopo il taglio temporaneo della passata legislatura (i cui effetti erano scaduti il primo gennaio 2018), il consiglio regionale del Lazio interviene nuovamente sui vitalizi dei 265 politici passati dalla Pisana fino alla IX legislatura. La novità è che, per la prima volta è stato creato un “fondo per l’abbattimento delle liste e dei tempi di attesa nella sanità” in cui confluiranno i soldi risparmiati dal taglio degli assegni. Un vero e proprio contributo di solidarietà calcolato in oltre 11 milioni di euro nell’arco dei prossimi 5 anni.

Il subemendamento al bilancio (che ha iniziato ieri il suo iter in Aula) è stato presentato da tutto l’ufficio di presidenza, con in testa Daniele Leodori che di questo obiettivo aveva parlato nel suo discorso di insediamento sullo scranno più alto della Pisana. Con lui, hanno firmato Adriano Palozzi (Forza Italia), Michela Di Biase (Pd), Gianluca Quadrana (Lista civica Zingaretti), Daniele Giannini (Lega) e David Porrello (M5S). Un fronte trasversale che supera la proposta presentata dal gruppo 5 Stelle (prima firmataria, Valentina Corrado, con Porrello che risulta tra i sottoscrittori) che puntava ad “abolire gli assegni vitalizi in erogazione, determinare il trattamento previdenziale sulla base del sistema contributivo e introdurre il divieto di cumulo con altri assegni vitalizi ‘ereditati’ da altre cariche politiche”.

La proposta dell’ufficio di presidenza, invece, è più blanda ma dovrebbe mettersi al riparo dai ricorsi degli ex consiglieri che già nella passata legislatura fecero fuoco e fiamme per evitare la decurtazione dei loro assegni. I ricorsi, però, vennero respinti sia da Tar che da Consiglio di Stato, “blindando” così quella riforma.

Ora, in caso di approvazione da parte della Pisana, il taglio dovrebbe partire dal 1 luglio 2018 ed essere così scaglionato: fino a 1.500 euro di assegno verrà trattenuto l’8% destinato al fondo per l’abbattimento delle liste d’attesa, da 1.501 a 3.500 euro il 10%, da 3.501 a 6.000 il 13%, oltre i 6.000 euro il 17%. Inoltre,

le aliquote sono maggiorate del 40% “qualora il titolare di assegno vitalizio diretto o di reversibilità — recita l’emendamento — goda di altro vitalizio diretto o di reversibilità da parte della Camera, del Senato, del Parlamento europeo o di altra Regione”. Il risparmio è stimato in 1,250 milioni per il 2018 e in 2,5 milioni a partire dal 2019 e fino al 2022, con la possibilità di estenderlo al 2023, ultimo anno della XI legislatura.

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