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Nuovo ministro, nuova sanità. E si volta pagina davvero

giulia grilloLorenzin addio, la sanità italiana volta pagina. E lo fa in maniera brusca, secondo le previsioni probabilmente radicale. Entra in gioco infatti un politico che di mestiere fa il medico – e questo potrebbe non essere un problema, ce ne sono già stati alla guida del “sistema” sanitario italiano – ma che è espressione della cultura rivoluzionaria grillina. Arriverà ad un compromesso o spazzerà via incrostazioni di potere, di interessi, di sovrastrutture che hanno ingessato per decenni il quadrante? Non pare che qualcuno abbia ancora visto le cose da questo punto di vista, e digerire il nuovo corso potrà essere dura. Giulia Grillo, catanese di 42 anni ha il suo bel curriculum: si laurea in medicina e chirurgia nel ’99, specializzandosi in Medicina Legale e delle Assicurazioni nel 2003. Perfeziona i suoi studi con un corso su programmazione servizi sanitari all’Università Cattolica di Roma nel 2014. La sua attività politica inizia nel 2006 con l’iscrizione al Meetup di Catania. Si candida alle regionali siciliane del 2008 con lista “Amici di Beppe Grillo con Sonia Alfano Presidente”. Partecipa come referente provinciale del M5S di Catania alle regionali siciliane del 2012. Questi i ruoli da lei ricoperti in Parlamento: portavoce eletta alla Camera dei Deputati. Membro della Commissione Affari Sociali per tutta la scorsa legislatura, è stata anche membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli effetti dell’utilizzo dell’urano impoverito (dal 12/12/2015) e membro del Comitato consultivo sulla condotta dei deputati. Membro della Giunta per le autorizzazioni a procedere dal 2013 al 2016; membro del Comitato parlamentare sui procedimenti di accusa; membro della Commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di previdenza e assistenza sociale. Grillo è inoltre stata vicecapogruppo e capogruppo alla Camera dal Giugno al Dicembre 2016. Capogruppo M5S Commissione Affari Sociali dal Marzo 2015 al Giugno 2016. Terza per produttività fra tutti i deputati siciliani secondo la classifica Openpolis 2016 e 56esima su 630 deputati nazionali.
Dunque una grillina dura e pura. Che ha fatto conoscenza con il sistema politico e con i suoi tortuosi sentieri e che conosce la sanità per ovvi motivi professionali. Cosa ci si può aspettare da lei? In qualche modo lo ha già detto chiaramente, e le posizioni assunte in questi anni in parlamento sono difficilmente equivocabili. La sanità secondo il Movimento, peraltro, è ben indicata nel contratto di governo sottoscritto da M5S e Lega. E dunque sì ad un Servizio sanitario pubblico ed universalistico che riesca a garantire equità di accesso nelle cure e uniformità dei Livelli essenziali di assistenza, abolizione totale o parziale del superticket, rinegoziazione del prontuario farmaceutico e la liberalizzazione dei farmaci di fascia C. Un primo brivido viene dalla posizione sulla sanità integrativa: “Circa 10 milioni di cittadini italiani risultano iscritti ai fondi sanitari integrativi e usufruiscono, quindi, di agevolazioni fiscali. Agevolazioni concesse anche alle imprese per il cosiddetto welfare aziendale. Le minori entrate per le casse dello Stato devono essere attentamente valutate, soprattutto in questo periodo storico dove il Sistema Sanitario Nazionale è sotto-finanziato. E’ indubbio che il settore dei fondi integrativi vada regolato seguendo criteri di trasparenza, efficacia ed efficienza”. Sono parole della Grillo che sottolinea come “In Italia risultano 8 fondi integrativi sanitari e ben 297 Enti, Casse e Società di Mutuo Soccorso aventi esclusivamente fine assistenziale. Negli ultimi anni si è avuta una notevole diffusione dell’utilizzo di questi fondi, soprattutto grazie al contributo delle agevolazioni fiscali previste dalla normativa vigente. Pur riconoscendo i benefici che derivano da questi servizi sanitari, ma che devono limitarsi ad offrire prestazioni di efficacia provata e solo integrative all’attuale offerta del Ssn, la loro notevole diffusione e fruizione da parte dei cittadini deve far riflettere. Ricordo che il settore della sanità integrativa negli anni non è stato oggetto di una disciplina normativa compiuta e coerente. E’ ora di mettere ordine e fare chiarezza per capire verso quale modello di sanità stiamo andando”. Se andrà a fondo della questione con questo atteggiamento saranno problemi seri per il sistema che si è via via costruito per supplire alle carenze del servizio nazionale. Più sereno il discorso su liste d’attesa ed intramoenia. L’obiettivo dichiarato nel programma di Lega e M5S è quello di ridurre i tempi di attesa al Pronto soccorso attraverso l’implementazione di strutture a bassa intensità di cura. Si propone quindi di delineare percorsi di assistenza e di cura personalizzati e vicini al cittadino oltre che adeguatamente accessibili, riordinare il sistema di accesso alle prestazioni nell’ottica di ridurne i tempi di attesa, eliminare ogni forma di spreco che derivi da una non appropriata organizzazione dei servizi e dell’assistenza e da una governance sanitaria non adeguata, da un mancato ammodernamento tecnologico e digitale del servizio sanitario nazionale. Presente un richiamo anche all’intromoenia laddove si evidenzia che si dovrà garantire l’assenza di squilibri tra le prestazioni istituzionali e quelle erogate in regime di libera professione, soprattutto con riguardo ai tempi di attesa.
Proprio riguardo l’intramoenia, nell’aprile 2017 Grillo aveva presentato una mozione a sua prima firma, poi approvata, nella quale si sottolineava che le aziende devono inderogabilmente fissare annualmente i volumi delle prestazioni e monitorare che tali volumi non superino quelli istituzionali. Sempre le strutture aziendali sanitarie devono farsi carico di gestire l’agenda delle prenotazioni, che non può essere affidata al professionista il quale, al massimo, potrebbe co-gestire tale attività. Tra gli altri punti della mozione approvati: la tracciabilità della fatturazione della libera professione, la contabilità separata e la messa in rete di tutte le strutture esterne presso le quali viene effettuata l’intramoenia – pena la sospensione della stessa -. Infine, veniva ribadita la necessità di garantite il rispetto di una legge vigente: qualora la prestazione superi i tempi massimi e la struttura non abbiamo adempiuto ad aumentare il sistema di offerta, la prestazione stessa deve essere garantita anche in intramoenia con il solo costo del ticket a carico del cittadino.
Il problema grosso arriva con i vaccini. Il contratto Lega-M5S auspica un superamento del decreto Lorenzin, in particolare nella parte riguardante il mancato accesso negli asilo e nelle scuole per l’infanzia di quei bambini non in regola con le vaccinazioni. Nel corso del 2017, i 5 stelle avevano inoltre presentato una proposta di legge a prima firma Taverna che proponeva il ritorno a sole 4 vaccinazioni obbligatorie lasciando le altre solo come raccomandate. Praticamente sarà il caos, difficilmente gestibile
Giulia Grillo si era schierata al fianco dei medici durante lo sciopero dello scorso dicembre: “Devono far sentire di più la loro voce”. Il personale sanitario, spiegava, “è stato la prima vittima sacrificale della contrazione delle risorse che ha colpito la sanità ed ha tutto il diritto di essere ascoltato e di essere trattato bene per la grande missione che svolge, e in questo chiaramente ha il nostro sostegno”. “È necessario intervenire immediatamente sul personale – aggiungeva – perché altrimenti rischiamo di trovarci solo operatori anziani e demotivati, di non avere giovani pronti al ricambio e quindi di non avere chi sostiene la sanità pubblica”. Ma adesso che è nella stanza dei bottoni?
Nel programma giallo-verde si parla della necessità di assumere il personale medico e sanitario necessario. Quanto agli specializzandi, nel contratto si spiegava che i posti per la formazione specialistica dei medici dovrebbero essere determinati dalle reali necessità assistenziali e tenendo conto anche dei pensionamenti, assicurando quindi un’armonizzazione tra posti nei corsi di laurea e posti nel corso di specializzazione. Si aggiunge, inoltre, come al momento quest’armonizzazione non c’è e i posti per la formazione specialistica sono di fatto determinati da due fattori: la capacità delle scuole universitarie di accogliere medici in formazione e il finanziamento delle borse di studio da parte del Miur. Dunque, se da un lato potrà essere necessario aumentare il numero dei laureati in medicina, anche rivedendo il numero chiuso, dall’altro sarà necessario aumentare le borse di studio per gli specializzandi. In sostanza, cambia tutto. Come reagiranno nomenklatura e burocrazia sanitaria?

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