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Latina, mafia: 25 arresti di polizia e Dda contro il clan Di Silvio

E’ scattata all’alba una operazione della Direzione distrettuale Antimafia di Roma e della Questura. Gli agenti della squadra mobile guidati dal dirigente Carmine Mosca. stanno notificando una ordinanza di custodia cautelare in carcere a 25 persone per associazione a delinquere di stampo mafioso. Ulteriori notizie verranno comunicate in mattinata dal questore Carmine Belfiore in una conferenza stampa.

L’inchiesta contro i vertici del clan Di Silvio ha preso le mosse dalle rivelazioni del pentito Renato Pugliese, contestate estorsioni e traffico di droga. E’ la prima volta che al clan pontino viene contestata l’aggravante mafiosa.

Gli agenti hanno effettuato contestualmente agli arresti perquisizioni e controlli nella zona di Campo Boario a Latina. Il quartiere viene passato al setaccio, ci sono anche agenti con i cani antidroga.
L’inchiesta e’ del sostituto procuratore Barbara Zuin della Dda e dei pm pontini Luigia Spinelli e Claudio De Lazzaro (applicati alla Dda) e coordinata dal procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino.

«La Polizia di Stato di Latina dalle prime ore di stamane, su ordine della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma – si legge in una nota della Questura – sta eseguendo una misura cautelare nei confronti di oltre 20 persone, appartenenti ad un pericoloso clan criminale rom operante nel quartiere Campo Boario della città di Latina, poiché ritenute responsabili di associazione di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, violenza privata, favoreggiamento, intestazione fittizia di beni, riciclaggio e reati elettorali, tutti aggravati dalle modalità mafiose.»
Oltre 250 gli agenti della Polizia di Stato impegnati. «Per la prima volta in territorio pontino viene riconosciuta l’esistenza di un’associazione mafiosa autoctona, non legata a gruppi criminali siciliani, calabresi o campani – spiegano dalla questura – Gli autori delle numerose estorsioni, effettuate con metodi particolarmente violenti e vessatori, come avviene nelle mafie tradizionali, spendevano sempre il nome dei Di Silvio per amplificare il potere di intimidazione, ovvero il riferimento alla destinazione del denaro richiesto al sostentamento dei carcerati e delle loro famiglie, o ancora richiamando episodi cruenti risalenti alla guerra criminale del 2010, quando le famiglie Rom si imposero sui altri gruppi criminali. Tra i soggetti destinatari della misura cautelare vi sono ben 7 donne, una delle quali figura tra i vertici del clan. Nel provvedimento cautelare vengono contestati anche reati elettorali previsti dal Codice Antimafia».

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