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DI MAIO DISERTA TV, CERCA IL SOSTEGNO DI SALVINI

Fuga dalla Tv in attesa di capire la strada che prenderà la nuova grana che arriva ancora una volta dalla Capitale, sempre più il tallone di Achille del Movimento. Luigi Di Maio imbocca la via attendista e un profilo low e incrocia le dita: l’inchiesta sullo stadio della Roma potrebbe deflagrare portando giù tutto il vertice politico del Movimento o sgonfiarsi e rivelarsi ancora una volta una nube passeggera. L’evolversi dell’inchiesta lo dirà ma intanto il capo politico incassa il sostegno dell’alleato Matteo Salvini e punta tutto sul rilancio dell’azione di governo, sperando che l’annuncio di provvedimenti attesi dagli elettori, riunificati e ribattezzati con il convincente slogan di «decreto dignità», possa intanto placare l’opinione pubblica, la pressione degli «ortodossi» e delle opposizioni, Pd in testa. Il tam tam di notizie che arriva dai più fidi collaboratori del Movimento sembra farlo sperare. Né il ministro Alfonso Bonafede, né il collega Riccardo Fraccaro, raccontano con sollievo, sembrerebbero essere coinvolti direttamente nell’inchiesta. Resta però la responsabilità «politica» dei due parlamentari a cui i vertici del M5s avevano affidato la vigilanza sulla gestione delle questioni più spinose della Capitale. L’ex deputata Roberta Lombardi, da sempre in prima fila a denunciare i rischi a cui andava incontro la giunta Raggi e ancora una volta novella Cassandra, non si nasconde dietro un dito. Punta l’indice verso «il gruppo che gestiva gli enti locali» ben sapendo che la responsabilità del Centro Italia era attribuita proprio a Bonafede (a Fraccaro spettava il Nord e a Giancarlo Cancelleri il Sud). «Non commento le indagini in corso» si trincera il neo ministro della Giustizia ma oggi il Pd chiede che sia proprio lui a riferire in Parlamento sul caso. Intanto Di Maio risolleva le truppe: domani mattina dovrebbe incontrare tutta la pattuglia dei neo-nominati viceministri e sottosegretari dopo che oggi il cdm, pur avendo rinviato alla prossima riunione l’avvio dei provvedimenti ‘politicì come il decreto dignità, ha distribuito le deleghe. Salvini lo sostiene: «vogliono farci litigare ma non ci caschiamo» lo rassicura. Per il leader della Lega la vicenda Stadio, che potrebbe avere riflessi anche sul Carroccio non dovrebbe creare «alcun problema. Aspetto che parli chi ne sa più di me» dice anche lui, attendista. «Quello che posso dire – si sbilancia – è che Parnasi, per come l’ho conosciuto, mi è sembrata una brava persona».

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