| categoria: Roma e Lazio

IL PUNTO/ La via crucis di Virginia, sindaco per caso

E’sulla graticola da sempre, non si ricorda un giorno tranquillo, dal momento della sua elezione a sindaco della capitale. Se ha una personalità politica, delle idee, una sua personale strategia per governare la città non lo sappiamo, non ha saputo o potuto realizzarsi sotto questa veste. E troviamo tutto questo terribilmente naturale senza rendercene conto. Perché tutti consapevolmente o meno siamo convinti che l’esponente grillina sia stata messa in quel posto non per meriti ma perché serviva così. E’ stata di volta in volta di aver scelto decine di persone sbagliate, pericolose perché imposte o suggerite da altri, quando per altri si intende questo o quel personaggio della nomenklatura del Movimento. In sostanza la si è sempre considerate etero-diretta, non responsabile delle sue azioni da sindaco. E lei non ha fatto mai nulla per dimostrare il contrario. Subendo tutto, accettando tutto, pagando un prezzo personale altissimo per essere in quel posto. Una via crucis autoinflitta, naturalmente, e sopportata stoicamente con quel viso affilato e quel sorriso triste. Mai ha dimostrato di essere una leader, di essere autorevole, e questo ha pesato e pesa molto nel giudizio complessivo sulla Giunta. Una giunta anonima, senza personalità. Che infatti non governa e non decide, che fa comodo a molti ma non aiuta la città ad uscire dal tunnel. Tutti gli assessori avvicendati, i dirigenti scelti, promossi, cacciati nel corso di questi due anni di non governo, dimostrano la fragilità dell’impianto complessivo e la mancanza di personalità del sindaco. Sostenuta e tenuta per mano da militanti, colleghi, consiglieri più o meno equivochi. Ma che colpa hanno i romani di tutto questo? Una rivolta politica, un complotto, una congiura a suo tempo ha liberato la capitale di un bizzarro sindaco che voleva fare da sé, con idee balzane e tanta arroganza, con spocchia intellettuale e ambizioni fuori luogo. Lo chiamavano il marziano, Ignazio Marino. Di Virginia Raggi, sindaco immaginario di una città che non la stima e non la apprezza non si conoscono nemmeno soprannomi. Occupa un posto per grazia ricevuta, entra ed esce dal palazzo di giustizia di Piazzale Clodio con la faccia di una che ci è capitata per caso. E forse è davvero così. Ma questa non è una attenuante

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