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Tasse di soggiorno evase a Roma: sequestro da 2 milioni al proprietario del Plaza

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Si sono intascati i soldi che dovevano versare al Comune. Tra gli ultimi casi di persone denunciate per aver evaso la tassa di soggiorno spicca il mancato pagamento di 2 milioni e 600 mila euro da parte del titolare 65enne di un hotel di lusso al centro di Roma.

La cifra recuperata nell’ultimo mese dalla polizia arriva a 4 milioni e mezzo di euro. Il primo giugno erano stati sequestrati 500mila euro a un albergatore ed erano stati aperti 40 fascicoli di indagine: una serie di controlli incrociati su documenti, bilanci e conti correnti di noti alberghi a 4 e 5 stelle. Il caso del 65enne infatti non è isolato e altri due titolari di grandi alberghi romani, hanno non solo ammesso l’illecito ma inoltre hanno effettuato un bonifico da 400 mila euro, consentendo il recupero immediato del denaro da parte del Comune. Su entrambi sono comunque in corso ulteriori accertamenti.

I controlli sul pagamento della tassa di soggiorno si sono intensificati nell’ultimo periodo anche perché, in base a una recente pronuncia della Corte di Cassazione, il gestore della struttura è considerato come un pubblico ufficiale visto che di fatto gestisce denaro frutto della riscossione di una tassa. In caso di mancato pagamento alle casse del Comune può essere accusato di peculato.

Uno di loro, dal 2014 al 2018 si è intascato la tassa di soggiorno destinata alle casse del Comune di Roma e per questo il gip capitolino Giovanni Giorgianni, su richiesta della Procura, ha proceduto al sequestro preventivo di 2 milioni di euro nei confronti di Cesare Paladino, accusato di peculato, amministratore unico della società che gestisce il Grand Hotel Plaza, struttura a quattro stelle nella centralissima via del Corso. Una delle due figlie dell’albergatore, Olivia, è la compagna del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Secondo quanto accertato dagli uomini della polizia municipale, coordinati dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal sostituto Alberto Pioletti, l’imprenditore si sarebbe illecitamente appropriato di oltre 300 mila euro per l’anno 2014, di oltre un milione e 500mila euro per gli anni 2015, 2016 e 2017 e di circa 88 mila euro per l’anno in corso per un totale di oltre due milioni di euro. La tassa di soggiorno è stata codificata nel 2010 e prevede un contributo a carico di chi alloggia nelle strutture alberghiere della Capitale da applicare secondo criteri di gradualità.

Intanto il comando generale invita i titolari delle attività ricettive non in regola con il pagamento a presentarsi in via della Consolazione, sede del comando, per denunciare il mancato versamento del contributo. Questo in vista del fatto che gli accertamenti e le denunce antievasione proseguiranno

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