| categoria: editoriale

Lega-Cinque stelle, ora il confronto è sulle nomine

Tutti i giornali parlano ancora di migranti, di Ong, di Ue. E poi di pensioni d’oro e di dl di dignità. Lega e Cinque stelle discutono e si dividono, è vero, ma mentre i sondaggi segnalalo che la Lega vola e che il M5s rischia di essere messo con le spalle al muro, nei palazzi del potere si ragiona sulle cose che contano, sullo scacchiere della politica e della economia: le poltrone-chiave. Come quelle della Rai e della Cassa Depositi e Prestiti, per esempio. Il M5S archivia il primo mese di governo preparandosi ad un rilancio che eviti a Luigi Di Maio e ai suoi di essere travolti dall’onda leghista. Per farlo, il Movimento si prepara a due settimane di trincea che culmineranno, il 13 luglio, con la nomina dei nuovi vertici di Cassa Depositi e Prestiti. Nomina sulla quale il Movimento non ha alcuna intenzione di lasciare il pallino della partita all’alleato leghista. La domenica di Pontida viene vissuta dai vertici 5 stelle in prudente silenzio. Di Maio, sceglie di tornare sul tema delle Tlc rilanciando una visione «casaleggiana» del sistema televisivo. Per Rai e Mediaset «sarà fondamentale riuscire a rinnovarsi con nuove persone e nuove idee, e inserendosi in una logica completamente diversa da quella seguita fino ad oggi», scrive il vice premier in un post sul blog lanciando l’idea di una «Netflix italiana» e sottolineando come, da qui a pochi anni, vi sarà un «crollo» del consumo della tv tradizionale. Parole che, non a caso, Davide Casaleggio rilancia su facebook: «Se aspettiamo di vedere il futuro arrivare, arriverà dall’estero. Dobbiamo iniziare a costruirlo noi», scrive il figlio del «guru» del M5S. Ma nel suo post, Di Maio torna anche sul tema Rai. E lo fa senza usare mezzi termini: «in Rai deve iniziare a trionfare il merito e a entrare aria nuova. Il primo passo è la fine della lottizzazione e la pretesa di avere editori», scrive il leader del M5S. Il primo banco di prova, anche per l’infinita partita tra M5S e Lega, si avrà l’11 luglio, quando Camera e Senato dovranno nominare 4 membri del Cda mentre al governo toccherà nominarne due, ai dipendenti dell’azienda uno. E, a rendere ancor più complessa la partita, c’è il ruolo di Fico, che da ex presidente della Vigilanza non potrà non portare la «voce» degli ortodossi. Il 13 luglio si concluderà invece la partita dei vertici di Cdp: la nomina di un outsider non è esclusa anche se in pole, per la carica di Ad e quella di direttore generale, restano rispettivamente Dario Scannapieco e Fabrizio Palermo. Quella di Cdp sarà il primo giro delle nomine di Stato: nei mesi successivi, infatti, dovrebbe toccare alle Ferrovie, prima di arrivare al 2019 quando entreranno in partita Fincantieri, Snam e Italgas. Insomma tutte le poltrone che contano.

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