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Thailandia, corsa contro il tempo per far uscire i 12 ragazzi

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Thailandia, trovati vivi i ragazzi dispersi nella grotta Thailandia, corsa contro il tempo per far uscire i 12 ragazzi. «Piogge intense nel fine settimana»
Sono indeboliti ma sani, e ritrovarli dopo nove giorni è stata un’impresa che ha lasciato la Thailandia felicemente incredula. Ora però ne serve un’altra: riportare i 12 calciatori ragazzi e il loro allenatore all’esterno della grotta Tham Luang, che per poco non è stata la loro tomba. Quando farlo, è una decisione che le autorità thailandesi non hanno ancora ufficializzato.
Ci sono enorme difficoltà logistiche e i sub stanno lavorando giorno e notte per migliorare le infrastrutture nei cunicoli e nelle caverne allagate. Si spera che ci possano volere pochi giorni, ma c’è anche il pericolo di tempi molto più lunghi. Il gruppo è ora assistito da sette persone, tra cui un medico e un infermiere della Marina. Gli è stato dato cibo iperproteico e bevande ricostituenti, e pian piano tutti stanno riguadagnando le forze e sciogliendo i muscoli prima atrofizzati dall’immobilità. Ma prima di spostarli da quel minuscolo lembo di terra non allagato oltre 800 metri sottoterra, dove sono stati trovati ieri sera da due speleologi britannici in avanscoperta, «vogliamo essere sicuri che siano al cento per cento», ha spiegato oggi un responsabile delle squadre di soccorso nel campo base delle ricerche, un pantano di fango dove la notizia del ritrovamento dei «nostri ragazzi» ha ridato il sorriso alle schiere di soccorritori e volontari che stavano perdendo la speranza dopo nove giorni senza notizie. Le autorità thailandesi sono di fronte a un dilemma.

È prevista pioggia intensa dal fine settimana e quindi i 13 miracolati andrebbero fatti uscire prima, sperando che le decine di pompe in costante azione (riversano all’esterno 1,6 milioni di litri all’ora) riescano nel frattempo a svuotare la Tham Luang da abbastanza acqua. Il rischio è che, chiusa questa finestra utile, il salvataggio diventi ancora più difficile per i continui allagamenti di una grotta dove l’acqua continua a filtrare da mille rivoli. Ma è una corsa contro il tempo per attrezzare un percorso di fango e improvvise immersioni, e soprattutto capire come trasportare lungo un tortuoso labirinto di due chilometri e mezzo un gruppo di persone che non sanno nemmeno nuotare. Nella grotta, dove ormai cooperano circa un migliaio di persone da 11 Paesi, anche oggi si è lavorato senza sosta. Oltre ai rifornimenti e ai medicinali, sono state portate decine di bombole d’ossigeno e maschere speciali utilizzabili anche da chi non è addestrato alle immersioni, perché consentono di respirare con il naso. In serata è stato posato anche un cavo telefonico per far comunicare bambini e genitori.

Sono state installati luci e cavi di sostegno lungo il percorso che porta all’entrata principale, mentre all’esterno si cerca di individuare entrate alternative. Ci sarebbe anche l’ipotesi di trivellare la grotta e far uscire i ragazzi dall’alto, ma ci vorrebbe una migliore mappatura, e su quella montagna ricoperta dalla giungla manca il modo di portare in loco le attrezzature necessarie. «È tutto molto rischioso. La massima cautela è d’obbligo», confessa uno dei trenta sommozzatori americani arrivati dalla base di Okinawa. In mattinata l’esercito ha dichiarato che i 13 saranno riforniti con provviste sufficienti per quattro mesi, lasciando intendere che un’opzione è semplicemente aspettare che finisca la stagione delle piogge. Ma la voglia di riabbracciare i ragazzi che si temevano perduti è così forte che nessuno, al campo base, vuole pensare a un’attesa così lunga. Vinta la corsa contro il tempo per salvarli, ora ce n’è un’altra: portarli fuori in fretta. E l’intera Thailandia sembra determinata a vincere pure questa

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