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«MIRACOLO RASIGLIA», PICCOLA VENEZIA UMBRA

rasiglia Nel cuore verde d’Italia, tra Foligno e la montagna di Colfiorito, c’è una piccola Venezia: Rasiglia. Un pugno di case che danno vita a un borgo delizioso che nasce sull’acqua di tre sorgenti freschissime. Ruscelli e cascate si alternano e si alimentano, fino a formare un vero e proprio specchio d’acqua che lambisce le mura delle case. Vi abitano una trentina di persone, d’inverno anche meno, ma nei fine settimana qui, in questo paesino nascosto dell’Umbria, arrivano migliaia di turisti italiani e stranieri al punto che gli abitanti del posto parlano di «miracolo Rasiglia». Nel cercare di dare una spiegazione a questo fenomeno turistico senza precedenti da queste parti, i più anziani si sono convinti che a richiamare l’attenzione di tanti visitatori siano semplicemente la bellezza e la particolarità del luogo e per sintetizzare il concetto c’è anche chi la butta in rima: «Rasiglia è meraviglia», dice Pino mentre si gode il fresco all’ombra di una pianta e al suono dell’acqua che scorre. «Ma fino a poco più di un anno fa – racconta Giampaolo Brugnami dell’osteria Piccolo Parigi – tutta questa attenzione non c’era. A Rasiglia la gente arrivava solo in occasione del presepe vivente sotto le festività natalizie e per la rievocazione dell’industria della tessitura con la festa di Penelope. Poi improvvisamente il boom. Credo – aggiunge – che molto abbia contribuito Facebook a far conoscere questo borgo e alcune trasmissioni televisive». A proposito di tv, Rasiglia ha dato i natali anche al regista televisivo Ferdinando Lauretani, 30 anni in Rai e poi docente alla Scuola del cinema di Milano. Appassionato di arte, letteratura e rose, è lui a raccontare la storia del castello trecentesco di Rasiglia e delle sue sette torri appartenuto alla famiglia dei Trinci di Foligno. L’acqua è l’elemento centrale di Rasiglia, ma c’è anche molto altro da vedere. Giuseppe Aristei, 85 anni, è una sorta di custode del borgo ed è lui a spalancare le porte dei locali dove sono custoditi un vecchio mulino secolare per la macinatura del grano e uno dei due antichi telai per la tessitura dei filati. «Questo apparteneva al lanificio Accorimboni e risale al 1800, c’è ancora una coperta da terminare, andrebbe restaurato e rimesso in funzione perché mandarlo in malora è davvero un peccato», dice Renzo Dragoni, altra «guida» di Rasiglia. Giuseppe e Renzo conoscono ogni minimo angolo di questo borgo, tanto che sono convinti che per «apprezzare tutte le bellezze che ci sono non basterebbero tre giorni». A contribuire a far rinascere e conoscere il paese nel mondo è stata l’associazione «Rasiglia e le sue sorgenti» con i suoi 300 soci. Milena Martini, una delle esponenti più attive, in questi giorni è impegnata nella raccolta di firme per partecipare di nuovo a «I luoghi del cuore», l’iniziativa del Fai: «Abbiamo già oltre 2.700 adesioni, lo scorso anno ci classificammo al quarto posto, ma vogliamo migliorare la nostra posizione e magari vincere». Martini spiega che «Rasiglia ha ancora bisogno di alcuni interventi di ristrutturazione, in particolare – dice – andrebbero recuperati il castello e alcuni locali molto belli e significativi».

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