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In Regione Zingaretti senza problemi? M5S, Pd e Pirozzi tutti d’accordo

E’ poca roba, parliamo della legge sul diritto allo studio. Ma è stato un test interessante, Movimento 5 stelle, Pd, gruppo misto e Sergio Pirozzi tutti insiema non hanno fatgto opposizione. E’ stato Zingaretti show; il numero uno della Pisana riesce nell’impresa di mettere tutti d’accordo sul provvedimento. La proposta passa in Consiglio regionale con 34 voti favorevoli, 12 astenuti e zero contrari. Non perde nessuno e vincono tutti. O meglio, un vincitore vero e proprio c’è e non fa nulla per nascondersi. Ad uscire trionfatore è infatti il presidente Nicola Zingaretti, che con orgoglio annuncia una manovra che ricorda, con un po’ di fantasia, un compromesso storico “2.0” capace di azzerare i dissenzi: “È un risultato straordinario – rivendica Zingaretti – Quanto avvenuto è l’esempio concreto di come si possa governare senza ostilità e che quando progetti e idee sono di assoluto valore riescono ad avere il riconoscimento e l’approvazione da parte di tutte le parti politiche”. Con la pazienza e l’abilità di uno statista consumato Zinga porta la pace in un’aula che solo il 4 marzo scorso sembrava ingovernabile, quando, allo spoglio dei voti, l’allora neo eletto presidente sembrava non avere i numeri necessari per imporsi, e le ipotesi di dimissioni di massa e crollo della maggioranza si facevano sempre più insistenti. Oggi Zingaretti da un lato lancia l’Alleanza del Fare, un “mini-partito” composto da oltre 200 sindaci, e dall’altro, in regione, prosegue dritto a colpi di leggi sui riders e sul diritto allo studio, bruciando sul tempo il Governo Lega-M5S e mettendo d’accordo davvero tutti. La pentastellata Lombardi e il vulcanico Pirozzi, Pd, Leu e liste civiche insieme. Sono le prove generali di una scalata al vertice che il numero uno della Regione Lazio non nasconde più, sfoggiando, anzi, la propria leadership vincente e al tempo stesso rassicurante e conciliante davanti all’Italia intera. Equilibrista e all’occasione trasformista, il numero uno della Pisana mette la firma su di un emendamento simbolo, quasi un manifesto della propria idea di centrosinistra unito e allargato. Affermandosi ancora una volta nel ruolo di “grande pacificatore”, l’alternativa a quei dirigenti che ad oggi hanno diviso e spaccato il partito a livello nazionale.

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