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JUNCKER VEDE KURZ. LA MERKEL SI PREPARA A TRATTARE

Misure nazionali unilaterali sulla migrazione? «Non mi pare proprio. Penso che alcuni ieri abbiano rivisto i propri piani». Il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker, in visita col suo esecutivo a Vienna per l’avvio della presidenza di turno austriaca del Consiglio dell’Ue, è cautamente soddisfatto per la soluzione della crisi di governo in Germania. La linea dura del ministro dell’Interno Horst Seehofer, con la chiusura delle frontiere interne per i respingimenti, che avrebbe scatenato un effetto a cascata in Europa minando l’Unione alle sue fondamenta, non è passata. I contatti sottotraccia tra Bruxelles, Vienna, Roma e Berlino, per il momento, hanno fatto prevalere una risposta europea, come auspicato da Angela Merkel fin dall’inizio del braccio di ferro, col suo ministro falco. E ora la cancelliera si prepara a scendere in campo personalmente, per trovare degli accordi coi Paesi coinvolti dalle nuove misure del governo tedesco, per contrastare la migrazione secondaria. In attesa delle trattative che Seehofer avvierà a Innsbruck, la settimana prossima, nel suo incontro con Matteo Salvini ed il responsabile degli Interni austriaco Herbert Kickl, per misure mirate a sigillare la rotta del Mediterraneo centrale, e un accordo per i respingimenti in Italia, il cancelliere Sebastian Kurz ha visto Juncker, col suo vice premier Heinz Christian Strache, in un incontro ristretto, per uno scambio sugli ultimi sviluppi, e per pianificare il lavoro che li attende, per blindare le frontiere esterne, e mettere in sicurezza Schengen. Non a caso, Juncker appena riemerso dalla riunione ha annunciato, per settembre, la proposta legislativa della Commissione Ue, per dotare Frontex di 10mila unità aggiuntive entro il 2027, irrobustendone il mandato, per trasformare l’agenzia Ue in un vero e proprio corpo di polizia di frontiera, con un compito decisivo sui rimpatri, che si vogliono spingere ad un tasso del 70% già entro il 2019. Inoltre, Bruxelles ha dato l’ok a tre nuovi programmi per la gestione dei migranti in Nord Africa, assegnando 90,5milioni di euro in più, al Fondo fiduciario per l’Africa. Ma dall’Unhcr arriva la richiesta per rimpolpare le operazioni di ricerca e soccorso. A fronte del calo degli arrivi nell’Ue, nei primi sei mesi del 2018, attraverso il Mediterraneo centrale – 45.700, pari a cinque volte meno rispetto al picco della prima metà del 2016, e un ritorno alle medie prima del 2014 – il numero dei morti è proporzionalmente aumentato. Ha superato quota mille, avverte l’agenzia dell’Onu: «un tragico traguardo raggiunto per il quinto anno consecutivo». E nel solo mese di giugno una persona su sette ha perso la vita nel tentativo di attraversare, rispetto a una su 19 nella prima metà dell’anno, e una su 38 nella prima metà del 2017

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