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Roma disgustosa, Ama fa i salti mortali per ripulire e nega l’emergenza

La città è sporca. Gli operatori Ama intervengono ma sono pochi per far fronte al caos che si è creato a partire dal 29 giugno, quando un festivo di troppo ha rallentato l’intera raccolta trasformando i marciapiedi in discariche a cielo aperto. Ama sta facendo i salti mortali per tentare di riportare la situazione a una normalità. Gli impianti Tmb sono in affanno e i camion della municipalizzata scaricano a ritmi più lenti dell’ordinario. Poi ci sono gli squaletti, quelli deputati a raccogliere i sacchetti rimasti a terra dopo lo svuotamento dei secchioni. Ma anche questi, di piccole dimensioni, devono fare il lavoro triplo rispetto al normale.

Due giorni fa al Laurentino 38 i residenti infuriati hanno gettato i cassonetti sulla carreggiata per protesta. Ama è stata costretta a intervenire. Anche a Garbatella una scena analoga in via Ignazio Persico, con sacchetti in strada e un secchione rovesciato. Tutta la città è in condizioni penose. E mentre Roma affoga nell’immondizia, ancora più insopportabile con le alte temperature, gli amministratori sono impegnati a litigare con i soliti rimpalli di responsabilità. Sul fronte dello smaltimento dei rifiuti trattati nei Tmb sono arrivati degli accordi ponte fino a dicembre, dal momento che domani scadono quelli con le aziende di Emilia e Lombardia. Ma resta aperta la questione che riguarda lo smaltimento dell’indifferenziata. Come più che aperto è lo scontro tra Comune e Regione sull’impiantistica.

“Sui rifiuti il Campidoglio sta tentando un irresponsabile polverone per nascondere le proprie gravi responsabilità” tuonava ieri l’assessore all’Ambiente Massimiliano Valeriani. “Attualmente il 100 per cento dei rifiuti trattati della Capitale vengono smaltiti in impianti fuori dai confini comunali, vale a dire circa 2.400 tonnellate al giorno. È per questo che voglio esprimere la mia gratitudine ai tanti Comuni del Lazio, che si stanno facendo carico con grande spirito di solidarietà dei rifiuti della città di Roma”.

Poi il riferimento a una lettera scritta dalla sindaca Raggi alla regione: “Ha chiesto di indicare siti e impianti, vale a dire discariche, Tmb e termovalorizzatori, dove conferire i rifiuti indifferenziati di Roma. L’Amministrazione capitolina, dunque, non è contraria agli impianti di smaltimento degli scarti non riciclabili, semplicemente non li vuole all’interno dei confini comunali”. Ma l’assessore Montanari chiarisce in un’intervista a Radio Cusano Campus: “Occorre essere attenti alle nuove tecnologie, siamo a disposizione per ragionare su qualsiasi tecnologia che sia sostenibile. Sulle discariche Roma ha già dato. Al di là della nostra posizione, sono i cittadini romani che non accetterebbero mai una nuova discarica dopo aver sopportato milioni di tonnellate di rifiuti che sono stati portati a Malagrotta”. Nel piano rifiuti firmato Raggi ci sono due impianti di compostaggio, che comunque non risolvono le questioni legate all’indifferenziato, ancora in percentuale superiore al 50 per cento.

Intanto Ama fa i salti mortali per tentare di riportare le condizioni dei secchioni alla normalità. “Anche oggi prosegue l’attività di squadre e mezzi ad hoc per garantire servizi mirati, aggiuntivi sulle residue postazioni di conferimento sovraccariche a macchia di leopardo sul territorio capitolino. In particolare, nelle ultime 24 ore, le operazioni hanno riguardato aree come Madonnetta, Terrazze del Presidente, Casal Bernocchi, Balduina, Marconi, Portuense, Magliana, Monteverde”. Poi nega che ad oggi si possa ancora parlare di emergenza in città: “Lo stock dei materiali attualmente in lavorazione negli impianti di trattamento meccanico biologico aziendali sta progressivamente e sensibilmente diminuendo. Dunque, contrariamente a quanto affermato in maniera allarmistica da taluni, non vi sono criticità sistemiche e non si prefigurano situazioni emergenziali nella città di Roma”.

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