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L’INTERVISTA/Quanti errori nella guerra all’ictus

pozzessere Parla Claudio Pozzessere, responsabile della Stroke Unit del San Camillo Forlanini

La questione incombe, migliaia di pazienti rischiano di non avere l’assistenza migliore. Ormai abbiamo preso le misure alla patologia, ma serve la possibilità di un intervento tempestivo e una riabilitazione specializzata di alto livello. E queste due condizioni in Italia – e nel Lazio soprattutto – non sono ancora rispettate. Miopia o mancanza di una strategia adeguata della Regione? A Roma solo due centri aperti H24, e dimezzano una delle poche strutture in grado di recuperare al meglio i malati.


Quasi un milione di sopravvissuti all’ictus nel nostro paese, duecentomila casi all’anno, cinquantamila pazienti che perdono definitivamente o parzialmente l’autonomia. Le Regioni italiane gestiscono in maniera disordinata il problema. Le stroke Unit, reparti attrezzati per gestire e risolvere l’emergenza sono pochi e collocati affatto strategicamente sul territorio. A Roma ne funzionano H24 soltanto due. I centri specializzati per una riabilitazione efficace e di altro profilo del paziente post-ictus sono pochi, uno di questi è la Fondazione Irccs S.Lucia. lo vogliono ridimensionare. Parliamo di tutto questo con il dr. Claudio Pozzessere, responsabile della Stroke Unit del San Camillo Forlanini

Patologia ictus in aumento esponenziale. Il sistema non è ancora in grado di assorbirlo. La stroke Unit è una sorta di unità anti-crisi riservata a pochi. Solo al San Camillo e al Gemelli è aperta h 24. Vero?

In realtà, l’incidenza dei nuovi casi di ictus/anno è sostanzialmente stabile nel nostro Paese e nella nostra Regione,se esaminiamo i dati che vemgono dai DRG(codifica cartelle cliniche).Quello che è completamente cambiato negli ultimi anni è la consapevolezza su questa patologia da parte dei medici e deigli utenti. Oggi l’ictus è riconosciuta come una malattia potenzialmente curabile se si interviene in tempo e nel modo giusto. Le Stroke Unit hanno rappresentato un modello di cambiamento nell’approccio alla malattia,con assistenza dedicata multidisciplinare in ambiemte specializzato, abbattendo i il “nichilismo”terapeutico di sempre con risultati entusiasmanti.

Nella capitale ci sono altre 3/4 stroke unit. per il resto è deserto dei tartari, anche se lei ha “formato”medici in grado di effettuare con successo la trombolisi nel sud della regione. E per il resto cosa succede?


Nel Lazio esistono attualmente numerose Stroke Unit ,alcune di recente apertura,altre in procinto di esserle. Ma gli HUB,ossia quei nosocomi che possono offrire in h24 Stroke Unit dotate di tutte le attività procedurali ,sono solo 4 e tutti ubicati nella Capitale. Tuttavia,da un paio di mesi il Policlinico Umberto 1 ha cessato di essere tale perchè non in grado di fornire trombectomia meccanica(rivascolarizzazione endovascolare), sembra per carenza di materiali,mentre il Policlinico Tor Vergata funziona in H 12(solo diurno e festivi) per carenza di neuroradiologi interventisti. Si è creata pertanto,forse all’insaputa dello stesso Assessore,un” bias” enorme tra domanda ed offerta,con Il San Camillo ed il Pol. Gemelli supplenti e in sovraccarico. A questo si aggiunga la cronica difficoltà della nostra Stroke Unit che è sotto di organico e con scarso monitoraggio….per rispondere alla sua domanda,siamo in un paese” civile” con un’assistenza all’ictus acuto ancora deficitaria.
La difficoltà di interventi immediati ed efficaci produce centinaia (o di più?) pazienti con esiti da ictus più o meno gravi che necessitano di riabilitazione specialistica. Mi può dare dati e percentuali?

Tutti i medici che operano nel settore hanno compiuto sforzi incredibili per diffondere conoscenza e fare formazione sul campo. Personalmente,mi sono adoperato molto e sono orgoglioso di affermare che oggi,nella nostra Macroarea 3 che comprende tutto il vasto territorio a Sud di Roma e Latina provincia,anche gli Ospedali minori sono in grado di riconoscere l’ictus,avere un approccio diagnostico e terapeutico corretto inclusa la trombolisi ev. Lo scorso anno nella Regione Lazio sono state più di 800 le trombolisi effettuate,di cui 500 nei 4 Hub,indicando un alta percentuale anche negli Ospedali sede di PS, e non solo perciò in quelli dotati di Stroke Unit. Tutto cio’ ha un significato sociale enorme,vuol dire aver garantito anche ai cittadini che abitano in posti disagiati,la possibilità di usufruire in tempo della migliore cura possibile,secondo il dettato della nostra Costituzione. Ovviamente, questo significa anche ridurre i tempi della degenza media e dunque i costi relativi,infatti molti più pazienti ora sono dimessi direttamente a domicilio e tornano presto ad una vita normale.

Che soluzioni si prospettano per questi pazienti? Dove possono essere indirizzati? ci sono nei lazio servizi adeguati? In termini di posti letto quanti ne servirebbero?

Certamente ancora troppi pazienti,per ritardo nel riconoscimento dei sintomi o per ritardo nei trasporti,arrivano oltre il tempo utile per la terapia e dunque perdono questa grande opportunità. Infatti ,circa il 30 % subisce danni neurologici persistenti o permanenti e devono essere affidati alle cure riabilitative. Tuttavia i pl di Riabilitazione motoria sono al momento insufficienti a coprire il fabbisogno. Se consideriamo nella nostra Regione 6000 ictus ischemici,di cui oltre 1800 con emiparesi ed altri danni funzionali in esito, ed una degenza media di 60 giorni in riabilitazione,il conto è presto fatto.
Zingaretti ha appena “segato” la Fondazione S.Lucia, scippandole 171 posti letto ad alta specialità: proprio quelli che servivano per gestire ex ictus e pazienti con altre patologie neurologiche. Un controsenso. Che cosa ne pensa?

A mio parere,ridurre i pl in una struttura riabilitativa di eccellenza come la S. Lucia è un grosso errore. Non conosco esattamente i termini “politici” della Delibera,ma rimango del parere che chi opera queste decisioni lo fa troppo spesso senza cognizione di causa.

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