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Ringo Starr, emozioni ‘Peace & Love’

RINGO STARR A ROMA, UN TUFFO NELLA MEMORIACome si fa a non voler bene a Ringo Starr, uno dei pochi al mondo capace di vestire con leggerezza i panni della leggenda? Sabato scorso ha compiuto 78 anni (due in più di Paul McCartney) e come fa da diversi anni, ha lanciato la campagna “Peace & Love”: bastava postare #peaceandlove, pensarlo, pronunciarlo ad alta voce. Un atto semplice, niente di eclatante, ma che in questi tempi di chiusura e paura dell’altro acquista un valore diverso. Richard Starkey (il suo vero nome) è arrivato a Roma, per il Summer Fest alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, con la sua All Starr Band per un divertente juke box dal vivo suonato però da un gruppo di musicisti fuori dal comune. Già, perchè da quando, il 1990, ha deciso di tornare in pianta stabile ai concerti, la All Starr Band è sempre stata formata da strumentisti d’eccezione, attratti, e ci mancherebbe pure, dall’idea di suonare accanto al batterista dei Beatles che, come è noto, è sempre stato un uomo molto divertente. Stavolta accanto a lui ci sono: Steve Lukater, leggenda della chitarra e fondatore dei Toto, Graham Gouldman bassista dei “10cc”, Warren Ham, fiatista, tastierista e percussionista dei Kansas, Gregg Rolie, storico organista di Santana e anche dei Journey, Colin Hay, voce e chitarra dei Men At Work, Gregg Bissonette alla batteria, un virtuoso dello strumento dal curriculum impressionante. Il clima del concerto è super rilassato, per rimanere al concetto di “Peace and Love”, pieno di buone vibrazioni. Ringo si divide tra il ruolo del cantante entertainer e quello del batterista: il repertorio pesca nella sua carriera solista, (da poco ha pubblicato il nuovo album, “Give Me More Love” diciannovesimo titolo della sua carriera solista che, è bene ricordarlo, negli anni ’70, con l’album “Ringo”, ha toccato il primo posto della classifica americana), in quella dei vari componenti della band, più qualche classico, tipo la “Matchbox” di Carl Perkins che apre il concerto, “You’re Sixteen” e cover suonate dai Beatles come “Boys”, (un brano delle Shirelles) o”Act Naturally”, e naturalmente i brani dei Fab Four cantati dal più celebre batterista del Merseyside: “Yellow Submarine”, “Don”t Pass Me By”(che lui ha firmato) e “With a Little Help From My Friend”. In mezzo una spettacolare sequenza di brani super famosi tipo “Rosanna” dei Toto, “Down Under” dei Men At Work, “Black Magic Woman” e “Oyo Como Va” di Santana, “Dreadlock Holiday” e “The Things We Do For Love” (con raffinatezze vocali alla Brian Wilson) dei 10cc, virtuosismi vari e molto divertimento. Ringo canta i suoi brani solisti più celebri, da “It Don’t Come Easy” fino a “Photograph” (scritta con George Harrison) ma, come sempre, tutto cambia quando di mezzo ci sono i Beatles. C’è poco da fare: è una magia che nel mondo della musica popolare nessuno è riuscito a uguagliare. E sentire i brani dei Beatles cantati da l’unico sopravvissuto insieme a Paul McCartney è speciale. E’ per questo che tutto il pubblico che ha riempito la cavea dell’Auditorium Parco della Musica era pronto a trasformare l’ultimo in brano in una festa. E quel brano non poteva che essere “With a Little Help From My Friends”. “What Would You Think If I Sang Out of Tune…” canta Ringo in un coro felice prima che il brano si intrecci con “Give Peace A Chance”, l’inno alla pace di John Lennon. E già: Peace & Love

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