| categoria: politica

DI MAIO, NESSUN PIANO ADDIO EURO, MA STOP AUSTERITY

«Non possiamo immaginarlo nemmeno per un attimo». Il vice premier Luigi Di Maio corre ai ripari dopo le dichiarazioni del ministro delle Politiche Comunitarie Paolo Savona sul «cigno nero» che potrebbe portare l’Italia fuori dall’euro, ma torna a invocare rispetto per «una ricetta che è quella degli investimenti e non dell’austerity» e chiede di «tifare Italia tutti insieme». Mentre si attende l’arrivo, domani, delle nuove previsioni della Commissione Ue che dovrebbero abbassare la stima di crescita per l’Italia per quest’anno e il prossimo, i mercati – spread poco mosso sopra 230 – assistono senza scossoni al nuovo cortocircuito istituzionale sull’appartenenza dell’Italia all’euro dopo il ‘piano B’ di Savona. Piano che, filtrato durante le consultazioni, secondo le ricostruzioni gli costò la poltrona di ministro dell’Economia. Ed il ministro torna sulle sue ultime dichiarazioni affermando, rivolgendosi ai media, che il cigno nero può nascere da una fake news, così come è stato riportato il suo discorso. Anche in Europa le nuove dichiarazioni di Savona non vengono prese alla lettera: «ci sono dichiarazioni che vanno in questa direzione ma la maggior parte vanno in un’altra direzione, che è quella buona», dice il commissario Ue agli Affari economici Pierre Moscovici. «Di Maio ha detto chiaramente che il piano di uscire dall’euro non fa più parte di questo governo». Un chiarimento, quello di Di Maio, che è «grande atto di responsabilità» anche secondo il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. È piuttosto sulle misure di politica di bilancio, e dunque sulla manovra in preparazione con le criticità come il finanziamento della ‘flat tax’ e del reddito di cittadinanza, che l’Europa, e probabilmente anche i mercati, tengono accesi i riflettori. «Abbiamo un interlocutore, il ministro Tria, che ci ha assicurato che l’Italia prepara il budget 2019 con la totale volontà di rispettare le regole e nel totale impegno nei confronti della zona euro», dichiara Moscovici. «Noi – dice Di Maio in replica all’allarme lanciato ieri dal governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, e dal presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che ieri ha evocato un ‘rischio Sudamericà – andiamo ai tavoli con un mandato chiaro, se ne facciano una ragione». La polemica è tutta politica e tutta italiana: Di Maio ricorda che «c’erano ben altri allarmi» quando precedenti governi spuntavano da Bruxelles margini per «mancette elettorali». Ma il messaggio è rivolto anche a Bruxelles, dove la posizione del governo appare volta a scorporare investimenti pubblici dal conteggio del deficit o, perlomeno, a rinegoziare il disavanzo del 2019. «Dall’Europa non vogliamo uscire, ma, se permettete, diamo 20 miliardi l’anno come cittadini italiani e vogliamo andare lì ad ottenere risultati», ossia «margini per fare investimenti. Io dico che devono essere dei margini sufficientemente larghi per riuscire ad abbattere il debito pubblico, che si abbatte se facciamo investimenti produttivi che aumentano il gettito dello Stato e ci consentono di pagare il debito». Prove generali di un negoziato che riguarda anche il finanziamento delle misure: è Savona stesso a spiegare, al Question Time alla Camera, che il governo lavora a «un modello di reddito di cittadinanza» compatibile con l’utilizzo dei «fondi strutturali europei di cui il fondo sociale è una componente». Un negoziato che si prefigura acceso, se anche il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha detto due giorni fa di attendere di vedere «i fatti» piuttosto che le «parole» del governo italiano prima di farsi un’idea. Proprio intorno alla Bce continuano le dichiarazioni a Roma: ieri Savona aveva invocato «compiti pieni sul cambio» da affidare a Francoforte. Oggi Di Maio chiede che la Bce possa «fare realmente come una banca europea, cambiando lo statuto in modo da atteggiarsi veramente da banca centrale». L’idea «va approfondita» secondo Boccia di Confindustria. Comporterebbe una revisione dei trattati, ma ciò non impedisce l’incontro con Draghi ieri annunciato da Savona, sulla cui data il mistero è tuttora fitto. In replica a chi giudica poco ortodosso che sia Savona, e non Tria, a vedere Draghi, Di Maio ha dichiarato oggi «se non ci deve andare lui (Savona, ndr) chi ci deve andare?». Certo «spetta anche al ministro dell’Economia ma abbiamo individuato un ministro degli affari europei che ha pieni poteri di dialogo in Europa».

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