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TERREMOTO AL CSM, DAVIGO PRIMO DEGLI ELETTI

Ha fatto il pieno di voti, come due anni fa, quando sull’onda del boom delle preferenze raccolte, diventò presidente dell’Associazione nazionale magistrati. Ora Piercamillo Davigo, magistrato simbolo dell’era di Mani Pulite e portabandiera della lotta alla corruzione, siederà nel nuovo Consiglio superiore della magistratura, di cui è da tempo uno dei più severi fustigatori. Con 2522 preferenze ha conquistato il primo posto nella corsa per i due posti riservati ai magistrati della Cassazione, staccando tutti i suoi concorrenti. Oltre 700 voti lo separano dalla seconda eletta Loredana Miccichè di Magistratura Indipendente , che ha ottenuto 1760 consensi. E quasi mille dalla sconfitta Rita Sanlorenzo, candidata da Area, il cartello delle correnti di sinistra, che si è fermata a 1528 preferenze. Un vero terremoto rispetto all’attuale fisionomia del Csm, dove i due posti della Cassazione erano ricoperti sinora da esponenti di Area e Unicost, la corrente di centro della magistratura, anch’essa uscita perdente, visto che il suo candidato Carmelo Celentano si è fermato a 1714 voti. Per il gruppo di Davigo, Autonomia e Indipendenza, queste elezioni costituivano un battesimo. Attualmente ha un solo rappresentante a Palazzo dei marescialli, Aldo Morgigni, che era stato eletto però con Magistratura Indipendente, la corrente che negli ultimi anni ha avuto come riferimento l’ex sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri e da cui A&I è nata con una scissione. E il voto che ha premiato l’ex pm di Mani Pulite, ora presidente di sezione in Cassazione, sembra indicare che l’ultima nata tra le correnti ha drenato consensi non da Magistratura Indipendente, come ci si poteva aspettare, ma dagli altri gruppi e forse soprattutto da quelle di sinistra. Proprio quelle correnti di cui il sottosegretario leghista alla Giustizia Jacopo Morrone aveva auspicato si liberasse la magistratura, con un intervento a due giorni dall’apertura delle urne che aveva scatenato un’accesa polemica. «È un voto che esprime un’enorme voglia di cambiamento nella gestione dell’autogoverno» commenta il coordinatore di Autonomia e Indipendenza, Alessandro Pepe, anche lui candidato in queste elezioni per la quota giudici. Domani riprenderà lo spoglio che riguarda i 10 posti da giudice, poi si passerà a quelli di pm. E solo allora si capirà se anche nella magistratura c’è stato un ribaltone analogo a quello disegnato dalle ultime elezioni politiche

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